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Manovra al Consiglio dei ministri, forse

 

Governo allo sbando. Salvini usa Di Maio per il deficit al 2,4%. L’opposizione del ministro Tria. Il rischio di pesanti reazioni dei mercati. Gli avvertimenti della Ue

Di Alessandro Cardulli

Per tutto il pomeriggio il tam tam sulla manovra di Bilancio ha fatto circolare la notizia che per quanto riguarda il rapporto fra deficit e Pil, il cardine della nota di aggiustamento al Documento di Economia e Finanza che oggi forse verrà presentato al consiglio dei ministri, in Aula il 10 ottobre, poteva assestarsi al 2,4%. Oggi, a Palazzo Chigi il vertice economico previsto nel pomeriggio dovrà decidere. Subito dopo è prevista la riunione del Consiglio dei ministri con il ritorno di Conte da New York dove ha partecipato ai lavori dell’Assemblea dell’Onu. Incontrando una delegazione della comunità italiana il presidente del Consiglio aveva affermato che “la crescita economica ci spetta di diritto, possiamo competere in maniera efficace con altri paesi. Stiamo lavorando per avere un grande futuro”. Conte si teneva in costante contatto in particolare con Di Maio il quale continuava a ribadire che il 2% di deficit non è un tabù e che se non c’era la garanzia della copertura del reddito di cittadinanza non avrebbe approvato la nota di aggiustamento. In un altro intervento sul blog aggiungeva al reddito di cittadinanza, scelta obbligata, la revisione della riforma Fornero, cavallo di battaglia, insieme alla Flat tax e al maxicondono fiscale, tanto cari a Salvini. Un avvertimento molto chiaro al ministro Tria che  partecipando ad una assemblea di Confcommercio era stato molto chiaro, mantenendo il punto, le promesse fatte ai Commissari della Ue con i quali, di fatto, aveva confermato di mantenere entro l’1,6% il rapporto deficit Pil. “Ho giurato – aveva detto – nell’esclusivo interesse della nazione e non di altri e non ho giurato solo io. Ovviamente ognuno può avere la sua visione, ma in scienza e coscienza, come si dice, bisogna cercare di interpretare bene questo mandato”.

La tenuta dei conti, garanzia per evitare pesanti colpi alla nostra economia

Un messaggio chiaro rivolto in particolare a Di Maio ed a Salvini: la tenuta dei conti era la garanzia per evitare pesanti rischi per la nostra economia, in primo luogo  quello della crescita dello spread. Tanto più dannosa mentre le agenzie di rating rendevano noti dati sempre più preoccupanti che confermavano quelli elaborati da Confcommercio con un Pil in calo di un  decimo rispetto alle precedenti previsioni, a +1,1% per il 2018 e all’1% per il 2019. Voci che arrivavano dagli ambienti del Ministero dell’Economia facevano sapere che si poteva ipotizzare di passare dalla soglia dell’1,6% al massimo ad un 1,8%-1,9%. Andare oltre avrebbe comportato una reazione dei mercati insostenibile e la netta opposizione della Commissione europea. Traducendo in numeri si potevano ottenere dall’Europa  da 3,5 a 5 miliardi in più rispetto ai 12 che possono arrivare se la Ue accetta di aumentare il deficit dallo 0,9% all’1,6%. Fatti i conti si rimaneva lontani dalle risorse pretese da Salvini e Di Maio. Quota 100 per le pensioni costa più di otto miliardi, il reddito di cittadinanza (pensione di cittadinanza, riforma dei centri per l’impiego, erogazione del reddito) vale circa 10 miliardi.

Il lavoro sporco per far saltare il piano Tria affidato dal capo Lega al ministro pentastellato

Mentre Di Maio riuniva lo staff di governo, ministri, viceministri, sottosegretari, per discutere della situazione alla vigilia del vertice di governo e della riunione del Consiglio dei ministri e lanciava proclami, annunciando di non votare l’aggiustamento al Def se non venivano cambiati i numeri, stranamente, facevano notare gli scriba esperti in “salvinismo”, il capo della Lega si manteneva silente. Parlava solo di porti chiusi che l’Italia non avrebbe mai più riaperto ai migranti anche se i barconi rischiavano di affondare. Il lavoro sporco, quello di far saltare il programma del ministro Tria lo stava facendo, anche per lui, proprio il suo alleato-avversario, il Di Maio. Il vicepremier pentastellato ai suoi dice che l’1,6% come soglia del rapporto deficit/Pil non basta, che non esiste nemmeno un compromesso che la porti di qualche zero virgola più su. Salvini, a questo punto, rompe il silenzio, il suo alleato gli ha portato su un vassoio di argento la testa di Tria. Ci si scusi l’immagine lugubre ma è proprio così. Al ministro Tria intendono proporre, sono le notizie che diffondono le agenzie di stampa, non smentite dai “palazzi” dove si collocano Di Maio e Salvini, allentare i vincoli di bilancio portando il rapporto deficit/ Pil al 2,4% per portare a casa i punti principali del “contratto di governo”. Troveranno Tria e i tecnici del ministero decisi a mantenere l’impegno preso con l’Europa. Questi ultimi eventi spiegano in modo molto chiaro il perché dell’attacco lanciato dal portavoce del presidente del Consiglio, Casalino, contro i  “ministeriali” di via XX settembre , la sede del Mef, il ministero dell’Economia e Finanza, meglio noto come Tesoro. Attacco che puntava proprio le armi contro Tria.

Le simulazioni di Confcommercio sui possibili effetti della manovra

Non è un caso che Salvini si sia tenuto a distanza dalle operazioni gestite dal Di Maio, dal portavoce del presidente Conte. Aspettava l’occasione per ridimensionare il vice premier e ministro per lo Sviluppo e il Lavoro. Ha colto al balzo  le grida dei pentastellati, sono con voi, pieno accordo. Ha usato come traino Giggetto per costringere il ministro Tria a scendere a patti. Il capo della Lega, così come il Di Maio, teme che se non mantengono le promesse elettorali  le sue aspirazioni a prendere il posto di Conte valgono zero. Ha bisogno di una manovra pesante, rapporto fra indebitamento e Pil al 2,8%. Ma si accontenta anche del 2,4%, che si dice concordato con Di Maio. La simulazione fatta da Confcommercio  sui possibili effetti della manovra gialloverde parla chiaro: la riforma della Fornero costerebbe 5 miliardi, la mini flat tax altri 5 e la fase uno del reddito di cittadinanza ancora 5 miliardi; la maggiore spesa per interessi vale 2,2 miliardi per un totale di 17,2 mld. La pace fiscale, un vero e proprio condono, avrebbe un costo di altri 5 miliardi di euro. Se a queste spese – che rappresentano il 2,6% del rapporto deficit/Pil – si aggiungono 2 decimi di punto di Pil di spese non differibili (come ad esempio le missioni militari) la proiezione possibile di indebitamento/Pil sarebbe del 2,8%. Il ministro Tria ha preparato la linea di difesa illustrata alla assemblea della Confcommercio e poi rilanciata in dichiarazioni alle agenzie di stampa. Parla di “assunzione di responsabilità”, afferma che “sarà una manovra di crescita, non di austerity, ma che non crea dubbi sulla sostenibilità del nostro debito, bisogna continuare nel percorso di riduzione del rapporto debito Pil”. Anche perché, prosegue, “dobbiamo dare un segno ai mercati finanziari, a coloro che ci prestano i soldi”. Fa notare che  “i mercati hanno risposto: in mattinata, dopo un avvio in rialzo a 237 punti base, lo spread tra Btp e Bund tedesco ha invertito la rotta e cala a 228 punti base, con il tasso del decennale italiano al 2,81% sul mercato secondario”. Rivolto a Salvini e Di Maio in particolare che vogliono spostare l’asticella deficit/Pil, oggi usciti allo scoperto, ammonisce: “Stiamo attenti perché a volte se uno chiede troppo poi deve pagare interessi maggiori e quello che si guadagna si perde in interessi”.

Nessuno investe se si perde la fiducia nella stabilità finanziaria

“Se si perde fiducia sulla stabilità finanziaria nessuno investe, se si crede che domani c’è il disastro nessuno compra i nostri titoli”. “Il primo impegno – prosegue – è quello di sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’Iva. È la prima parte della manovra: a questo punto si passa dal non aumento della pressione fiscale a quello che possiamo fare per ridurla su questo ci stiamo muovendo”. Nel primo anno, assicura, ci saranno interventi sul piano fiscale a favore delle piccole imprese, negli anni successivi sarà aggredito l’Irpef. Ci saranno interventi come il reddito di cittadinanza per quanto riguarda le pensioni, dice che è in arrivo la riforma della Fornero e quota 100, con una combinazione età+contributi ancora da scrivere, perché bisogna risolvere “alcune difficoltà che si sono trovate nell’applicazione della Fornero, bisogna accompagnare l’uscita dalle imprese di un personale che è diventato molto anziano a favore dei giovani”. Obiettivo del governo “è eliminare il divario tra la crescita italiana e quella del resto d’Europa, vogliamo ridurlo nel primo anno e poi arrivare a rimuoverla del tutto”. Missione impossibile? “Sono ottimista – sorride il ministro -nonostante quello che si dice sui giornali cercherò di fare del mio meglio”. Non la pensano così Salvini e Di Maio, con l’assenso di Conte, che preparano i siluri .

DI Maio attacca “l’eurobrocrate” Moscovici. Fassina (Leu): far salire il deficit

Il capo dei pentastellati trova anche il tempo di prendersela con il Commissario europeo Moscovici il quale richiama l’Italia al rispetto dei tetti sui quali c’è l’impegno preso dall’Italia. Dice: “Unico tetto che rispettiamo è il 3%. L’Euroburocrate non faccia la morale a noi”. Un attacco a Moscovici viene anche da Stefano Fassina, deputato di Leu il quale sottolinea la diversità di giudizio di Moscovici nei confronti della Francia che da tempo viola il Fiscal Compact, come la Germania viola il Six Pat e le sue richieste all’Italia di mantenere gli impegni presi. Parla di un deficit “da portare ben oltre il 2%, forzando il fiscal compact per dare attuazione ad un piano di investimenti pubblici in infrastrutture, nel Mezzogiorno, per la riqualificazione delle periferie, l’edilizia residenziale pubblica”. Già, ma c’è un inconveniente non piccolo: che c’è un governo che si fonda sul “contratto” siglato da Lega e M5S, che hanno promesso agli italiani di portarli nel paese di bengodi, di cui fanno parte sovranisti, populisti, xenofobi. Bisognerebbe che la sinistra, o le sinistre, costruissero un movimento di lotta per cacciare i gialloverdi. Prendersela con Moscovici, anche se le colpe della attuale Commissione sono molte, ci sembra un modo, lo diciamo francamente, di parlare di altro quando abbiamo di fronte una manovra che può provocare disastri facendo pagare ancora una volta nel nostro paese lavoratori, giovani, ceto medio.

Da jobsnews

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