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Sinatra, Vianello, McEwan e Rigoni Stern: quattro miti immortali

 
Sinatra, Vianello, McEwan e Rigoni Stern: due non ci sono più, due quest’anno raggiungono un traguardo importante.
Vent’anni senza “The Voice” non sono pochi, considerando quanto abbia dato alla musica, all’America e alla percezione che abbiamo di entrambe. Così come non sono affatto pochi i dieci anni che ci separano dell’addio a Mario Rigoni Stern, cantore dall’altopiano di Asiago e di tante storie relative alla tragedia della ritirata di Russia, con quei paesaggi caratterizzati dalla neve e dal ghiaccio, quelle temperature pungenti, quel freddo che ti penetra nelle ossa e non se ne va più, quel sentirsi miseri, fragili, disperati, con l’odore del grasso sul fucile mitragliatore arroventato ancora nel naso e il senso di incompiutezza, di sconfitta e di orrore di una generazione sacrificata e consegnata alla barbarie, perduta in una guerra maledetta e condannata a non conoscere né la gioia dei vent’anni né un minimo di normalità.
Ian McEwan, invece, è vivo e in ottima salute: uno dei migliori scrittori contemporanei, dotato di un umorismo raffinatissimo, di una prosa cristallina e di un talento letterario senza pari, al punto di essere considerato un maestro e una fonte di ispirazione anche dalla maggior parte dei suoi colleghi, cosa assai rara in un ambiente egocentrico e narcisista come quello della letteratura. Se lo merita: il genio di McEwan non ha quasi eguali, dunque ha diritto a questo e a mille altri riconoscimenti, soprattutto ora che ha raggiunto i settanta e se li porta benissimo, dimostrando una vitalità e una passione per le cose della vita da fare invidia a molti ventenni. La stessa passione per la vita che contraddistingue da sempre il fresco ottantenne Edoardo Vianello, il quale oggi si sente giustamente spaesato, in questo tempo senza storia, senza passione ma, soprattutto, senza quella magnifica leggerezza che, nei primi anni Sessanta, rese possibili le sue canzoni e l’affermarsi del suo personaggio. Oggi quella levità, diremmo quasi calviniana, quel senso di leggerezza, di spensieratezza e di pulizia interiore, quello sguardo aperto sulla vita e sul mondo, purtroppo, non esistono più. E Vianello sembra un superstite, anzi lo è, di un’altra stagione, di un mondo in cui la serietà era parente stretta dell’ironia, del saper vivere, del saper stare bene insieme, in allegria e godendosi qualche salutare momento di svago. Oggi ci è rimasta solo la tristezza. Quanto alla serietà, complessivamente, è opportuno sorvolare.
P.S. Cento anni fa, il 6 febbraio 1918, se ne andava lo straordinario pittore austriaco Gustav Klimt e settantacinque anni fa, il 18 giugno 1943, nasceva Raffaella Carrà: sia pur in tempi, modi e forme totalmente diverse, stiamo senz’altro parlando di due icone di bellezza.

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