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Loro (parte 1 e 2), un film che fa soffrire

 

Loro (parte 1 e 2) è un film che fa soffrire. Un mulinello che trascina lo spettatore dal disagio, giù fino al disgusto. Ma va visto. Perché non parla di Loro, ma di Noi. Dei tanti italiani che hanno creduto in Berlusconi votandolo, perché non era noioso come i vecchi barboni della politica, perché parlava con la chiarezza dell’uomo qualunque e la seduzione del venditore.

Sorrentino affida alla maschera di Servillo un uomo ormai al culmine del successo, che ha solo il patologico bisogno di piacere e – pagando profumatamente le sue ragazze – di essere adorato. C’è solo un momento in cui B si rabbuia, forse pensando che le sue capacità di affabulatore siano in calo. E allora si sfida, scegliendo dall’elenco un numero a caso, che chiama al buio. La donna che gli risponde passa dall’iniziale fastidio, all’accettare la sua proposta di acquisto di un appartamento ancora sulla carta, dopo un dialogo di B, che è un capolavoro di circonvenzione.

“Io non mi offendo mai” ripete Silvio più di una volta a chi osa mettere indubbio la sua dignità. Lui non si offende perché ha solo interessi, non valori. Gli toglierebbero l’agilità con cui trafigge le sue prede. Come quando conquista i senatori che gli mancano per far cadere il governo avversario. Dialoghi pazienti, che perquisiscono l’interlocutore, finché non ne trovano il punto debole, nel quale affonda complimenti affilati come lame, fino a farli sanguinare di ammirazione.

La moglie Veronica (Sofia Ricci) è mitridatizzata al suo veleno. Ma forse è l’unico personaggio troppo carico nella sua distanza, con libri sempre in mano e citazioni intellettuali poste per marcarne la freddezza verso B. Che invece  si sfoga nei riti dionisiaci pieni di musica, olgettine e coreografie nella sua villa sarda, tra ragazze in tubino nero e falsi amici con il conto in rosso. B sa di essere usato, sta al gioco da dominante dispensando promesse e verità. C’è solo una ragazza che lo respinge e dopo le sue insistenze gli confida il perché: ha l’alito dello stesso odore del nonno. L’unica che gli abbia ricordato di essere un vecchio che se la fa con le giovani, solo perché è ricco. Ma Silvio non si offende mai. Sorride e torna di là, dove tutte ballano per lui.

Si esce contenti di rivedere la luce del pomeriggio. Ma con l’angoscia di non poter dire: tanto è solo un film.

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