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Parlare al giornalismo perché il giornalismo parli al Paese. A Trieste un aperitivo equosolidale per presentare Desk, la rivista dell’Ucsi

 

Un aperitivo, ovvero un momento informale e cordiale, in carne e ossa, per presentare l’ultimo numero di Desk, la rivista trimestrale di cultura dell’informazione edita dall’Ucsi, l’Unione Cattolica Stampa Italiana, in una parola un AperiDesk: lo abbiamo voluto fortemente a Trieste per almeno due ragioni. Perché tratta un tema, quello delle migrazioni, che non può essere semplificato, banalizzato, ridotto a slogan o concentrato in un titolo, e che come Articolo 21 Fvg abbiamo scelto di approfondire, offrendo ai colleghi e a tutte le persone di buona volontà strumenti per leggere la realtà in maniera il più possibile obiettiva: Desk è uno strumento perfetto, perché — come ha detto Francesco Occhetta, redattore di Desk e di Civiltà Cattolica e graditissimo ospite a Trieste giovedì 15 febbraio — obiettivo dell’Ucsi e della rivista che propone è quello di offrire elementi di discernimento culturale sulla professione e sull’agire, parlare al giornalismo perché il giornalismo parli al Paese, aiutare a ricostruire la verità, perché se il giornalismo non ricostruisce la verità, che informazione ci rimane?

Desk, più libro che rivista — 130 pagine, 27 contributi di esperti del settore, una finestra sull’Europa e sul mondo —, vuol essere anche un’occasione per fermarsi, per darsi tempo, per confrontarsi, per esaminare le parole e imparare a sceglierle con cura, cosa che dovrebbero fare tutti, ma che per un giornalista è un dovere imprescindibile. Perché le parole — ha ricordato padre Occhetta — pesano e ci conformano: le azioni non nascono mai da sole, nascono da una parola e prima ancora da un pensiero e i media hanno una responsabilità enorme nella tenuta della democrazia. E quando parliamo di media non pensiamo solo alle strutture e agli strumenti, a ciò che Aristotele definirebbe l’arco, ma anche e soprattutto all’arciere e alla direzione da dare a ciò che l’arco vuole inviare: insomma, è ora di riscoprire la centralità della funzione del giornalista, che solo può interpretare e contestualizzare, strumento fenomenale, come ha dichiarato la presidente della Rai Monica Maggioni intervistata da Desk, «per distruggere sia l’informazione sensazionalistica che quella “in bianco e nero”, che cerca di ridurre la realtà a due dimensioni».

Ma c’è anche un’altra ragione che ci ha spinto a organizzare quest’incontro assieme all’Ordine dei Giornalisti e all’Assostampa: la consapevolezza che l’esperienza dell’Ucsi è una risorsa e può tornare ad esserlo anche per il nostro territorio. Non perché c’interessi piantare un’altra bandierina, ma perché non fare rete, non sfruttare i talenti e le ricchezze a disposizione è un vero peccato che impoverisce tutti. Del resto Articolo 21 nasce proprio con lo spirito di essere “rete delle reti” e quindi di mettere in comunicazione le varie esperienze associative affini per sensibilità e temi trattati. Motivo per cui sono stati della partita anche il Centro culturale “Veritas”, una realtà viva promossa dai Gesuiti dove attraverso la cultura ci si riconosce senza conoscersi, e le due botteghe del commercio equosolidale, che hanno proposto un aperitivo sostenibile e soprattutto uno stile di vita che mette sempre al centro le persone, qualunque sia la loro provenienza, e che dà sostanza allo slogan “aiutiamoli a casa loro” spesso usato con fini strumentali quando si parla dei migranti. La dignità si promuove anche con un piatto di cous cous: #sapevatelo!

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