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La guerra nella sinistra la rende irrilevante

 

La storia si ripete: è guerra nella sinistra e nel centro-sinistra. Anzi, più si avvicina il 4 marzo, la data delle elezioni politiche, più è “guerra totale”. Il Pd accusa Liberi e Uguali di far vincere “la destra” di Forza Italia e della Lega. Liberi e Uguali imputa al Pd di volere l’inciucio e di essere succube della “destra”. Secondo Potere al popolo, l’ultimo nato nel fronte progressista (raccoglie consensi tra gli elettori di Rifondazione Comunista, ex Ds e socialisti), le altre due sinistre praticamente sono un’altra faccia della “destra”.

La guerra fratricida tra le sinistre offusca perfino i diversi programmi e le differenti visioni della società. Piero Fassino è tra i pochi a non farsi prendere la mano: «Per me gli avversari politici sono i Cinque Stelle e i partiti del centrodestra. Noi non abbiamo avversari a sinistra». Ma l’ex segretario dei Ds, rimasto nel Pd di Matteo Renzi mentre molti altri hanno preferito la scissione, è tra i pochi a mantenere la calma e a non farsi trascinare dai toni settari.

Le accuse di “tradimento” dei valori della sinistra, in testa l’uguaglianza, prevalgono. Si è innescato un meccanismo di “cupio dissolvi” in nome di una non meglio precisata “purezza” politica. La battaglia è con il vicino di sinistra per conquistare voti, ma gli effetti sono opposti, deleteri. Non fa bene a nessuno alimentare le divisioni e gli scontri permanenti. Più la guerra a sinistra diventa senza quartiere più i sondaggi elettorali si tingono di nero per tutti: il Pd è crollato poco sopra il 20% dei voti, Liberi e Uguali oscilla sul 5-6%, Potere al popolo è posizionato tra l’1% e il 2%.

Il centro-destra di Silvio Berlusconi, unito pur tra non pochi dissensi interni, invece sale: secondo le rilevazioni starebbe poco sotto il 40% mentre il M5S si affermerebbe come il primo partito italiano con il 28%. Non solo. Gruppi neofascisti come Forza Nuova, cavalcando i temi anti immigrati e della sicurezza dopo il terrificante raid razzista di Macerata, avanzano e potrebbero riservare brutte sorprese. Ci sono le premesse di un disastro.

Certo gli indecisi sono ancora tanti e le urne potrebbero dare risultati diversi. Tuttavia l’andamento negativo potrebbe portare la sinistra al peggior risultato della sua storia. Nella Prima Repubblica Pci, Psi e la nuova sinistra (che si fosse chiamata Pdup o Democrazia proletaria) in totale andavano oltre il 40% dei voti. Nella parte iniziale della Seconda Repubblica il Pds-Ds e Rifondazione comunista sommati veleggiavano a ridosso del 35%. Il Pd renziano nelle elezioni europee del 2014 arrivò al trionfale 40,8%, una forza paragonabile solo alla Dc dei tempi d’oro.

In Italia la guerra nella sinistra c’è da sempre, salvo brevi periodi di sereno. La lotta fratricida è sempre stata tra le due diverse anime politiche: la sinistra riformista e quella radicale. C’è chi voleva mettere le briglie al capitalismo, per assicurare libertà ed uguaglianza alle masse popolari, e chi voleva l’abbattimento del sistema, la rivoluzione. Dopo il crollo del comunismo nel 1991 e la scomparsa dell’Unione Sovietica, tutto si è fatto più confuso. La socialdemocrazia non ha ingranato in Europa la marcia trionfale che molti si aspettavano, ma è andata incontro a divisioni e sconfitte; soprattutto in Italia la crisi è stata pesantissima.

L’unità è rimasto un miraggio, ha prevalso la frammentazione. Anche il tentativo di formare un centro-sinistra riformista, dando vita prima all’Ulivo di Romano Prodi e poi al Pd guidato da Walter Veltroni, è fallito. Renzi è sotto il fuoco incrociato degli avversari esterni e interni. Non è detto che sopravviverà al voto del 4 marzo. Se il Pd subirà una disfatta con la discesa al 20% dei voti, il segretario sarà disarcionato e si parla perfino di un possibile ritorno di Veltroni al posto dell’ex “rottamatore”. Se invece il Pd renziano riuscirà a reggere sul 25% incassando anche il 3-4% degli alleati minori di centro-sinistra (Psi, Verdi, prodiani, radicali della Bonino, centristi della Lorenzin), sarà comunque difficile formare un esecutivo.

La guerra nella sinistra rende ardua una intesa di governo con Liberi e Uguali di Grasso. Sarebbe molto complicato per Renzi riallacciare i rapporti con Bersani, D’Alema, Speranza, Civati, Fassina, usciti dal Pd con uno scambio di accuse laceranti. La guerra civile restringe e non allarga il perimetro della sinistra. Il pericolo è una terribile disfatta generale, le divisioni causano l’irrilevanza.

Fonte: www.sfogliaroma.it 

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