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Un bambino è un bambino: il video dell’Unicef sui “bambini sperduti”

 

Un video di circa un minuto realizzato dal fotografo e regista Rankin intende focalizzare l’attenzione sui minori in fuga da guerre e povertà

“Pensate che io sia una minaccia?” , “Pensate che debba tornare da dove sono venuto?” “Non pensate che vorrei essere un supereroe” sono le domande che voci di bambini pongono a chi si prende il tempo di guardare questo video di poco più di un minuto, “Un bambino è un bambino”. Si tratta di un breve video musicale realizzato dal fotografo e regista britannico John Rankin Waddell, dedicato ai tanti minori soli a causa di guerre, povertà e disastri naturali.

Accompagnato dall’intensa canzone dei “Four Walls” del gruppo Bastille, il video, ritrae bambini rifugiati e migranti mentre sugli schermi che li circondano vengono proiettate immagini di bambini in fuga o in pericolo.

Rankin ha commentato così per l’Unicef «Amo girare con i bambini. Sono così espressivi, non trattengono nulla […] “Rifugiato”: che cosa può significare questa parola per un bambino? Un bambino è un bambino ed è tutto quel che conta

Secondo quanto indicato dall’Unicef “nel mondo, circa 50 milioni di bambini vivono fuori dal proprio Stato di nascita o sono sfollati all’interno dei loro paesi. Almeno 28 milioni di loro hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa di conflitti armati e instabilità. Il numero di bambini rifugiati e migranti che viaggiano da soli ha raggiunto un numero record, aumentando di circa 5 volte rispetto al 2010. In Italia, nel solo 2016, sono arrivati via mare 25.800 minorenni stranieri non accompagnati.”

La conclusione dei bambini che commentano il video è semplice: “Credo che potete vedere oltre le apparenze, un bambino, non una causa persa”.

Da cartadiroma

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