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Robin Good, curation e algoritmi

 

Prendiamo spunto da una bella e lunga intervista realizzata dal professor Gianfranco Marini, insegnante di storia e filosofia al Liceo scientifico “G. Brotzu” di Quartu Sant’Elena (Cagliari), ma soprattutto sperimentatore dal 2005  del e sul web delle tecnologie digitali per l’apprendimento; a Robin Good, nostra vecchia (si fa per dire) conoscienza, vero apripista nella sperimentazione, nella ricerca, nella divulgazione di contenuti digitali e di tecnologie e culture della rete da epoca oramai remota e certamente –  come si suole dire –  in tempi non sospetti; per parlare – o meglio –  provare a riproporre un ragionamento sulla curation. Uno dei capitoli più importanti della cultura digitale, ma soprattutto una delle modalità operative della ricerca e della sperimentazione nel mondo digitale che unisce trasversalmente  molteplici professioni 2.0 a partire dalla nostra: il giornalista. L’intervista la trovate integrale e riassunta in un eccellente pezzo di approfondimento sul tema della curation tutti realizzati dal professor Marini su Aulablog e sul  sito Next learning divisa in due puntate come da nostri link e screenshot inseriti nel nostro pezzo. Noi, come sempre proviamo a fare, cercheremo di estrarre dall’intervista alcuni passaggi che ci sembrano particolarmente significativi per evidenziare argomenti che ci stanno particolarmente a cuore e sui quali ci piacerebbe sollecitare i vostri interventi e le vostre riflessioni. Intanto grazie a Robin e al professor Marini e Buona lettura a tutti!

Intanto facciamo chiarezza sulla definizione di curation così come la sintetizzano in modo eccellente lo stesso Robin e Gianfranco Marini:

La curation viene intesa da Robin Good come un’attività collaborativa di interpretazione dei dati sviluppata attraverso le operazioni del cercare, selezionare, vagliare, organizzare, commentare, presentare e condividere le informazioni. Si tratta di attività che rimandano alle fondamentali competenze digitali di cittadinanza comprese nell’area 1 e, parzialmente, nelle aree 2 e 3 della versione 2.1 delle DigComp, proposte dal Centro di ricerca europeo.

La curation e la sua influenza rivoluzionaria su noi e  sul nostro mondo:

 

L’ambito in cui la curation può esercitare un’influenza rivoluzionaria è molto più ampio di quello dell’educazione scolastica e riguarda ogni attività in cui apprendimento ed educazione abbiano un ruolo centrale: dalla cultura organizzativa al business; dalle organizzazioni no profit alla formazione professionale, dall’università alla scuola. Dovendo schematizzare si possono indicare 11 aree in cui la curation può cambiare il mondo dell’apprendimento, sia in ambito scolastico che nella cultura organizzativa:

  1. la scoperta delle risorse,
  2. l’aggiornamento professionale,
  3. le PR e il marketing,
  4. l’insegnante come guida indiana – AUGH,
  5. l’apprendimento pilotato dagli studenti,
  6. la costruzione della conoscenza
  7. la documentazione, l’archiviazione
  8. la ricerca online
  9. i libro di testo,
  10. i percorsi di apprendimento
  11. la ricerca e lo sviluppo, l’innovazione

 

La curation come una forma di intelligenza collettiva:

Google, verità, libertà
Vuol dire prendere possesso dello strumento di ricerca e non delegare il monopolio delle scelte a Google. Per farlo è necessario creare un’alternativa che ci renda autonomi e non ci faccia dipendere da una risorsa come quella di Google. Il rischio è di incamminarsi sempre di più nella direzione in cui sarà l’establishment, di cui Google fa parte, ad arrogarsi il potere di decidere quale sia la verità, rischio reso oggi ancora più minaccioso dalla paura per il terrorismo e per le Fake News. Questa è la cosa che più mi preoccupa, così come mi preoccupano quelli che dicono; “facciamo una lista dei siti di cui ci si può fidare”. Questo è peggio che non avere la fake news, perché se per qualsiasi motivo, finisci in quella lista, allora, indipendentemente da ciò che scrivi e analizzi sarai tacciato di essere un terrorista. Il problema in questo caso è che abbiamo abbandonato la nostra capacità di vagliare e selezionare le informazioni in maniera professionale. E’ questo che si è perso di vista. È su questo terreno che dobbiamo combattere, mettendo in discussione il luogo comune dell’esperto portatore della verità. Dobbiamo dimostrare che anche senza avere fatto medicina per 6 anni, io posso andare a verificare delle informazioni o farmi delle domande o andare a sentire delle altre campane diverse da quella ufficiale e poi farmi un’idea, magari anche per concludere che quella dell’establishment sia la più corretta. Ma se non mettiamo in discussione le fonti di informazione ufficiali, e talvolta gli esperti stessi, più passa il tempo e meno persone ci saranno in grado di riconoscere il falso e la propaganda dalle vere notizie.

La cura dei contenuti per costruire un pensiero critico:

L’idea di potersi avvicinare di più alla possibilità di avere un motore di ricerca effettivamente indipendente e personalizzabile non è utopia. Esistono già degli strumenti che ti permettono di costruire, sopra o di fianco a quello che fa Google, dei tuoi risultati personalizzati.

Tu Google, giudichi il valore di un contenuto in base a quanti link riceve da altri siti. Ma chi ti ha detto che io voglia usare sempre questo criterio?

Io voglio agire sui bottoni. Ma tu Google mi dici che i bottoni per cambiare i criteri di selezione, sono segreti e che non me li dirai mai.

Io sono dell’opinione che sia necessario trovare dei modi per cui tu, Google o qualcun altro mi aiuti a poter agire su queste variabili.

Vuoi vedere il web con gli occhi di Gianfranco Marini? Bene ti prendi il suo plug-in per Google Search e questo non fa altro che filtrare i risultati con le variabili di Gianfranco.

Il buon curatore cosa dovrebbe fare?

  1. Avere uno scopo preciso, non farsi guidare dalla sola ricerca della popolarità, ma porsi al servizio di un pubblico su uno specifico problema o esigenza o interesse
  2. Fornire un contesto: a cosa servono questi link e queste informazioni? Per cosa sono utili? Come posso servirmene? Perché fanno la differenza?
  3. C’è un’aggiunta di valore? Sono presenti un punto di vista, un commento originale, una valutazione, etc.
  4. Hai condiviso pubblicamente? Se non si ha condivisione non si ha curation, che diventa tale nel momento in cui pubblico il mio contributo e lo rendo condivisibile ad altri
  5. Dare credito. Fondamentale è poi l’attribuzione, accreditare la fonte delle informazioni, specificare tutti i riferimenti di cui sono a conoscenza e che servono per meglio valutare l’informazione e riconoscerne la paternità e mostrare ai miei utenti l’origine di quanto vado a proporgli (denominazione di origine controllata)
  6. Firma. Spesso compaiono post, anche su pubblicazioni istituzionali o aziendali, prive della firma dell’autore. Conoscere la paternità di una notizia o contenuto pubblicato in rete è fondamentale e può fare tutta la differenza del mondo. Quindi sempre porre la propria firma, rendere riconoscibile la propria voce certificandone l’unicità e peculiarità per mostrare cosa c’è dietro un contenuto o una pubblicazione

La documentazione e l’archiviazione:

Questa è la prima epoca storica dove secondo me rischiamo di perdere la maggior parte delle informazioni che creiamo, perché tutto ciò che creiamo in digitale e pubblichiamo su internet corre il rischio di andare perduto per le più svariate ragioni: link che non funzionano più, servizi che chiudono, pagine web che scompaiono, rimozione di contenuti per problemi di copyright, la semplice dimenticanza, etc. Secondo diverse stime tra 30% e il 50% dei documenti che pubblichiamo online dopo qualche anno o non stanno più dov’erano o non ci sono più per niente: quello che c’era oggi, domani non c’è più.
Il web è un mondo in continua trasformazione, non ci sono pochi autori e una gran massa di fruitori, ma tutti sono fruitori e autori allo stesso tempo. E’ la stessa enorme mole di informazioni a porre in primo piano l’esigenza di una strategia di “conservazione”, ma questa consapevolezza non è ancora del tutto maturata.
Abbiamo la responsabilità, non tanto di conservare tutto, ma di avere attenzione e cura nel preservare ciò che è più rappresentativo. Ma manca ancora un’azione efficace dal basso in questa direzione. Non si tratta di un semplice problema di “memorizzazione”. Occorre rendere questi materiali fruibili per gli altri classificandoli e organizzandoli in modo da renderli facilmente condivisibili e capaci di generare valore.

La ricerca, lo sviluppo e l’innovazione:

La curation intesa come raccolta di modelli ed esempi è di enorme aiuto per ispirare e innovare. Io non credo a quelli che “partoriscono” le idee dal nulla, ma credo a quelli il cui pensiero è frutto della combinazione e del rimiscelamento di altre conoscenze ed esperienze. Se ognuno di noi dedicasse del tempo nel suo settore di interesse a raccogliere gli esempi di grandi successi come quelli di grandi tonfi, potremmo realizzare contenuti utilissimi per ispirare, innovare, cambiare in meglio qualsiasi situazione. Raccogliere, organizzare e presentare collezioni di esempi è utile sia per chi parte da zero, sia per chi è già avviato in una direzione. Aiuta infatti entrambi ad intravedere altre strade percorribili, già esplorate da altri o ad immaginare nuovi territori da percorrere e nuove strade da aprire. La curation utilizzata in questo ambito è anche un contributo a vantaggio della creatività, perché fornisce un patrimonio di idee e conoscenze tra cui poter sperimentare nuove combinazioni e creare nuove idee ed esperienze.
Ma chi lo fa? È forse una pratica diffusa? Ci sono esempi di persone che si incaricano di questo servizio?

Da lsdi

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