Corno d’Africa, i rischi di un’espansione della crisi del Golfo

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[Traduzione a cura di Benedetta Monti dall’articolo originale di Abdi Tawane pubblicato su Pambazuka]

Secondo l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo, l’area del Corno d’Africa è costituita da 8 Paesi (Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan, Sudan del Sud e Uganda) che sono collegati ad altre nazioni della regione del Golfo tramite interdipendenze storiche, economiche, culturali e politiche. Ciò rende quest’area vulnerabile e facilmente influenzabile dalle metamorfosi politiche, economiche e religiose che si sviluppano nel Golfo e nel Medio Oriente nel suo complesso.

Il Corno d’Africa è una delle zone più importanti dal punto di vista geo-strategico del mondo a causa della sua posizione lungo lo stretto di Bab-el-Mandeb che collega il Golfo di Aden con il Mar Rosso. In una prospettiva più ampia, in questo territorio è collocato strategicamente uno dei due check-point marittimi che collegano l’Europa con l’Asia meridionale, il Sud-est asiatico e l’Estremo Oriente. Tutto il commercio marittimo tra l’Europa e queste componenti dell’Eurasia transita attraverso lo stretto di Bab-el-Mandeb: ciò fa sì che l’egemonia su questa rotta navale sia di grande vantaggio per qualsiasi potenza o unione di potenze. Ed è per questo motivo che negli ultimi decenni molte nazioni hanno sollecitato l’invio di proprie flotte in questa zona con il pretesto di “combattere la pirateria”… Continua su vociglobali