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Stefano Rodotà, un profeta dei Diritti sulla Rete

 

La “Carta dei Diritti in Internet” resterà l’ultimo suo sforzo intellettuale pubblico a livello istituzionale e lascerà il segno per gli anni a venire. Il professor Rodotà, che spesso sentivamo al telefono con apprensione scolastica, a volte severo, altre volte così disponibile da accettare le nostre ipotesi di correzione, per rendere meno accademiche le sue risposte sempre puntuali, nel 2014 curò la realizzazione della fondamentale “Carta dei Diritti in Internet”, poi approvata il 3 novembre del 2015 dalla Camera dei Deputati all’unanimità, dopo alcuni mesi di consultazione pubblica. Si tratta di una moderna e progressiva Costituzione sull’online che intende regolare ma non censurare, tutelando libertà individuali e collettive, l’accesso, l’uso non distorsivo né violento, la sicurezza della privacy, la neutralità della Rete, il diritto all’oblio. In tutto 14 articoli semplici e chiari, come sempre erano gli interventi del Professore, quasi disarmanti e pur sempre incisivi.

Qui riportiamo l’intervista che lui ci concesse nell’ottobre del 2014, quando la Carta fu presentata alla presidente della Camera, Laura Boldrini, che volle con determinazione che fosse proprio Rodotà a coordinare la Commissione di lavoro: perché anche sulla Rete, ebbe a dire la stessa Boldrini, siano garantiti i Diritti fondamentali per tutti, in quanto “non possiamo lasciare il Web in mano ai potenti”.

Perché la necessità di creare una carta fondamentale per i diritti su Internet?

“Non è una novità: è una discussione cominciata qualche tempo fa. Sono anni che sottolineo non solo in Italia la necessità di creare una Carta dei diritti. Finora abbiamo avuto diverse iniziative: il Centro Berkman dell’Università di Harvard ha censito 87 dichiarazioni nel mondo, che sono quasi tutte esclusivamente di fonte collettiva, non statale, ma privata, e che hanno messo in evidenza la necessità di una carta dei diritti. L’iniziativa italiana si differenzia da queste, perché ha sede a livello istituzionale, nella Camera dei Deputati. Naturalmente non significa che questo testo assumerà un carattere vincolante, ma evidentemente diventa un punto di riferimento per una discussione istituzionale, tanto che ci sono state reazioni molte positive da parte dei Parlamenti francese, inglese e tedesco”.

Quali sono le linee fondamentali su cui vi siete soffermati?

“Anzitutto per evitare equivoci e critiche, che in questi casi si manifestano regolarmente, qui non siamo di fronte a regole che vogliono impedire l’esercizio della libertà; ma, al contrario, si vuole impedire che la libertà in Rete e, quindi, i diritti individuali e collettivi siano subordinati agli interessi economici e alle esigenze di sicurezza. Ecco, perché parliamo di una dimensione costituzionale, perché vengono affermati principi e diritti. I principi di riferimento sono quelli classici: libertà uguaglianza e dignità. I quali, poi, si traducono in questo documento, anzitutto nel diritto a di accesso alla Rete, ad internet, come diritto fondamentale della persona, poiché internet è ormai uno spazio nel quale si manifesta sia l’attività pubblica sia lo svolgimento della vita privata. E questo evidentemente è una condizione di eguaglianza. Dal riconoscimento di questo diritto si trae immediatamente la conseguenza della necessaria ‘neutralità’ della Rete. Il che vuol dire, in primo luogo, che nessuno può essere discriminato ad esempio fornendo servizi migliori a chi può pagare di più. E questo è un principio che vale, non solo per quanto riguarda le pari opportunità delle persone, ma anche perché la rete possa funzionare in modo da offrire a tutti le stesse opportunità economiche. Finora, quella che è stata capacità generativa della Rete, cioè la capacità di innovazione continua, è stata resa possibile proprio dal fatto che tutti hanno potuto muoversi in Rete in condizioni di parità. Non solo un sapere collettivo, ma questo garantisce anche la concorrenza in modo economico. Se elimino la neutralità, i più forti potranno creare condizioni e impedimenti per coloro che vogliono entrare in concorrenza con essi.

Metterei in evidenza il fatto che garantire condizioni di libertà ed eguaglianza è una premessa indispensabile, perché sia resa possibile la partecipazione sociale e politica per tutti i cittadini nelle modalità nuove che la rete offre. Questa Dichiarazione non è una dichiarazione chiusa, un testo consegnato come un prodotto finito. È, al contrario, una base per una discussione più larga alla quale tutti potranno partecipare. Già oggi il testo della Dichiarazione si trova in Rete sul sito della Camera e dal 27 Ottobre ci sarà una vera e propria piattaforma strutturata, in modo tale che tutti possano fare le loro osservazioni, manifestare le loro critiche, proporre eliminazioni e/o integrazioni. Tutto questo materiale sarà poi utilizzato per elaborare la bozza definitiva della dichiarazione, che è stata concepita non come un affare interno ad uno stato, cosa che sarebbe ridicola, considerando il fatto che internet è uno spazio senza confini. Ma proprio per alimentare la discussione sovranazionale, in primo luogo in Europa, ma poi in aree sempre più vaste, a cominciare dall’America Latina, dove oggi vi è una grande sensibilità per questi temi, soprattutto dopo l’entrata in vigore di un’importante legge brasiliana.”

E comunque già si sono manifestate alcune critiche riguardo alla privacy e al diritto d’autore, nodi abituali nelle discussioni sulla Rete.

“Per quanto riguarda il diritto d’autore abbiamo deliberatamente deciso di attivare questo punto molto delicato alla consultazione, che comincia a fine ottobre. Su questa base e su quella di un’ampia documentazione che abbiamo già raccolto, il tema del diritto d’autore sarà certamente presente nella stesura definitiva della dichiarazione, tenendo però conto della novità proprio rappresentata dalla rete, dove la conoscenza ha assunto un significato tutto nuovo ed è anche il prodotto dell’attività di un numero sterminato di persone.

Per la privacy abbiamo, da una parte tenuto conto delle elaborazioni già note, in particolare in Europa, dove la sua tutela è particolarmente intensa e dove è in corso di approvazione il Regolamento che la regolerà in modo più preciso, mettendo però l’accento anche sugli aspetti nuovi del problema. Come quelli che riguardano il fatto che la nostra identità è sempre più costruita da altri, che acquisiscono le nostre informazioni e che, soprattutto dopo il caso Snowden, bisogna porre limiti precisi alle raccolte di informazioni di massa e alla violazione dei nostri apparati informativi. Sono state manifestate preoccupazioni per quanto riguarda la tutela della privacy, soprattutto nella forma del diritto all’oblio, sottolineando come questo possa limitare la libertà d’informazione. Va detto però che si sta sviluppando una linea, nata negli Stati Uniti e che in Italia ha avuto già esplicito riconoscimento, che ad esempio le persone note e tutte quelle che ricoprono funzioni pubbliche non possono impedire l’accesso alle loro informazioni.”

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