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Napoli, Libera entra nelle scuole per parlare di cambiamento

 

Dario c’è e grida insieme ad altri cento. Anche la morte deve avere un senso“. Sono parole tratte dal brano “Dario c’è”, scritto per Dario Scherillo (ucciso per sbaglio, a Casavatore, dalla camorra nel dicembre 2004) e per tutte le vittime innocenti di camorra. Con questa canzone, scritta da Flora Contento su musiche di Gianfranco Caliendo, si è aperto l’incontro titolato “Madri” promosso dalla Associazione Libera e dal coordinamento campano familiari delle vittime innocenti della criminalità. Il dibattito sulle madri è partito dalle scuole, il giorno 11 maggio presso la media statale “Cante” di Giugliano, con la giusta convinzione che solo seminando conoscenza e presentando i modelli positivi nei ragazzi, sarà possibile costruire un futuro migliore.

Nel corso del dibattito ai ragazzi sono state proposte immagini di madri di camorra, di madri che cioè o delinquono o spingono i propri figli sulla cattiva strada; di contro i giovani della scuola giuglianese hanno poi ascoltato la testimonianza di madri e familiari che invece hanno perso i loro cari per colpa della criminalità. “Quel che più colpisce, però,- dichiara Maria Romanò, vicepresidente del coordinamento campano familiari vittime innocenti della criminalità- è il positivo scatenato dal dolore. Come, in sostanza, le madri ed i familiari delle vittime innocenti di camorra hanno saputo trasformare il dolore in impegno, con attività rivolte alla memoria dei loro cari ma anche al recupero del territorio come avviene a Scampia con Patrizia Palumbo  la sua Dream Team ed il centro anti violenza (presente alla kermesse, ndr)”

I ragazzi hanno potuto così esser sensibilizzati alla positività, in una società che sempre più propone quello criminale come modello di vita dal facile successo e notevole guadagno economico, dalle fiction ai video amatoriali. I giovani spettatori hanno toccato con mano ed interiorizzato le storie di Dario Scherillo ed Antonio Landieri (diversamente abile ucciso a Napoli nel novembre 2004. “Bisogna imparare a disubbidire- ha detto la madre di Antonio Landieri- imparare cioè a non prendere per oro colato tutto ciò che la società ci dice ma dobbiamo sempre ragionare e prender coscienza noi di quel che è giusto o meno”.

A chiudere l’incontro, arricchito dai doni realizzati dai ragazzi per le famiglie delle vittime innocenti della criminalità, l’intervento di Giacomo Pirozzi per il presidio locale di Libera intitolato a “Mena Morlando”. Pirozzi ha concluso ricordando l’importanza del “parlare ai giovani e spronarli all’impegno nel cambiamento perchè solo se tutti, anche singolarmente, ci impegniamo a far la differenza allora il futuro potrà essere diverso”.

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