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Libertà di espressione. 3 giornate di studio a Volterra

 

Rischi la vita per la libertà di espressione? Ricevi minacce per quello che racconti? Sei coinvolto nella lotta per l’informazione indipendente in Medio Oriente e in Europa?
A Volterra, il 19, 20 e 21 Maggio ci sarà  un centro di informazione indipendente residenziale che lavora attraverso l’arte, con artisti e giornalisti dei territori in conflitto nel Medio Oriente ed dintorni con il sostegno di  artisti e giornalisti italiani ed europei. Una “prova” per vedere se c’è la possibilità reale di creare un centro permanente a Volterra.

Un team di artisti, giornalisti, del gruppo internazionale del Teatro di Nascosto creerà un programma a tempo pieno con esposizioni di foto, proiezioni di documentari e cortometraggi, dirette radio, musica, momenti di spettacolo. I membri del team verranno direttamente dalla Palestina, dall’Iraq, dalla Turchia, dal Kurdistan turco ed iracheno, dal Libano, dall’Italia, dall’Inghilterra, dalla Danimarca e condivideranno la vita nelle loro terre di guerra, oppressione, occupazione…

E’ una proposta dal Teatro di Nascosto che da 19 anni racconta la vita quotidiana in questi territori, tramite  azioni e spettacoli di teatro reportage, tramite la piattaforma online “La Radio” in lingua araba, italiana ed inglese. Una produzione basata sul lavoro del  gruppo internazionale, che si e’ creato  durante questi lunghi anni di viaggi di impegno professionale.  Gli spettacoli e le azioni di teatro reportage hanno girato in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Stati Uniti, Belgio, Iraq, Palestina, Giordania, Turchia… con tappe significative in luoghi istituzionali come il Parlamento Europeo e la Piazza Montecitorio.

Mentre scrivo sento voci, vedo facce di persone incontrate. Alcune di loro non so se sono ancora vive, altri hanno passato lunghi anni in carcere, altri vivono nel loro paese come se tutto il Paese fosse una prigione e altri ancora vivono in mezzo alle bombe.  Sentono di vivere isolati, non riescono a raggiungerci.  Sono artisti e giornalisti, uomini e donne che fanno parte di movimenti per i diritti umani, per i diritti dei minori, delle donne, che raccontano fatti veramente accaduti e per questo rischiano la vita. Da “questa parte del Mondo”, per evitare che si raccontino le loro storie, è sufficiente “non finanziare” cosicché le voci, i fatti e gli articoli che non dovrebbero venire a galla, si indeboliscono e vengono sopraffatti dalle notizie onnipresenti del momento. (E anche in occasione di questo articolo ringrazio di cuore ciascuno di coloro che continuano a raccontare, malgrado tutte le difficoltà!).

Mentre scrivo sento voci, di chi vive solo a poche ore di volo da noi. In queste settimane l’opinione pubblica vasta ha sentito, attraverso la storia di Gabriele Del Grande, che in Turchia non vengono rispettati i diritti, ma in pochi hanno sentito quanti sono i prigionieri politici che stanno in carcere e non  usciranno, che vengono torturati, che fanno lo sciopero di fame.  In diversi paesi non lontani da noi, ad alcune ore di volo, la repressione, le minacce di morte fanno parte della vita di ogni giorno, specialmente per chi racconta la realtà del suo paese.

Mentre scrivo sento voci che mi sono rimasti dentro…
“Ovunque vado in una casa del tè o un posto pubblico, mi siedo con la schiena contro il muro in modo che nessuno  mi potrà sparare da dietro e in modo da avere piena visione di chi entra”  (un giornalista del Kurdistan turco)
“Da quando ho partecipato in Europa ad una dimostrazione per i diritti delle donne nel mio paese, quando torno e cammino per l’aeroporto di Tehran, mi aspetto sempre una mano che mi prende per la spalle, una voce che  mi dice il mio nome e la mia data di nascita e la stessa mano che prende il mio passaporto… che mi portino in carcere”  ( un’attrice dell’Iran)
“Non parlo più di niente solo di cibo, di cinema, del tempo: tutti i miei amici che si sono espressi contro l’Isis sono spariti e io non voglio finire in carcere”  (un ex attivista della primavera araba in Egitto )
“Mi hanno detto: o collabori e ci racconti tutto sulle prossime dimostrazioni e su chi fa parte del tuo gruppo politico o non avrai mai un lavoro, un futuro” (un attore e attivista in Giordania)
“Stavo facendo un documentario sull’uranio impoverito dopo le guerre a Bassora, tutti i medici avevano avuto minacce, non dovevano collaborare, non si deve raccontare l’aumento di malformazioni e il cancro nei neonati e bambini” (un documentarista in Iraq)
“I militari israeliani hanno ucciso il mio collega e amico racconta storie”  (un’attrice palestinese poche settimane fa)
“Stanotte il mio amico e’ morto sotto una bomba. Non voglio vivere cosi! Perché le bombe israeliane continuano a cadere?” (un attore di Gaza alcune settimane fa)
“La guerra non finisce mai. Lungo le nostre autostrade ci sono chilometri di manifesti di non si sa quanti giovani soldati morti nella guerra contro l’ISIS. Ho paura di vedere le facce dei miei figli su questi manifesti!” (una madre irachena)

Voci che non si sentono. Sarebbe cosi importante creare almeno un posto dove artisti e giornalisti possono lavorare in pace, raccontare senza essere in pericolo.

Gli interessati si possono rivolgere a: teatrodinascostovolterra@gmail.com o su facebook: Teatro di Nascosto

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