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G8 Genova. L’Italia patteggia a Strasburgo. Ma la vera assunzione di responsabilità è approvare la legge sul reato di tortura

 

C’è una generazione, quella dei trentacinque/quarantenni che Genova se la porta attaccata alla pelle, la può vedere tutti i giorni nelle cicatrici che quelle giornate hanno lasciato sul corpo, che l’ha vissuta per anni tutte le dannate notti quando si svegliava con gli incubi. Perché una manganellata la senti addosso non solo per il tempo di una ecchimosi. A quelle persone oggi abbiamo consegnato un pezzo di giustizia, che arriva in netto ritardo, dopo sedici anni e che forse riapre una ferita ancora non cicatrizzata. Di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani il governo italiano si è riconosciuto colpevole, l’Italia ha patteggiato a Strasburgo per i fatti di Bolzaneto.

Con l’ammissione abbiamo ripristinato la verità di quello che accadde, ma se si vuole davvero rendere giustizia ad una delle pagine più buie del nostro recente passato la politica deve assumersi la responsabilità di approvare la legge sul reato di tortura ed sul numero identificativo sulle divise. Sinceramente non credo che una vile e triste turpitudine si possa cancellare con l’erogazione di 45 Mila euro a sei persone, perché le persone coinvolte furono di gran lunga piu’ numerose e penso che la libertà di una persona valga qualcosa in più. Ormai e’ sotto gli occhi di tutti che ad oltre 300 persone vennero negati i diritti fondamentali, vennero picchiate ed umiliate, senza nemmeno dare loro la possibilità di incontrare i loro legali. Voglio ricordare qui le ustioni da sigaretta, i colpi ai genitali, lo strappo della carne di una mano per tirare due dita, i denti e le mandibole rotte, gente costretta a pisciarsi addosso, obbligata a strisciare a terra, il volto delle persone dentro il cesso.

Non userò parole carine per edulcorare quelle torture, perché tutte le violenze e tutte le umiliazioni subite devono insegnarci cosa fu quella Caserma, e cosa non dovrà mai più capitare, in nessuna parte del nostro Continente se vogliamo considerarci civili. Nonostante quel momento di sospensione di diritti umani, non penso sia questo il luogo dei processi, ora e’ il momento che la politica si assuma le proprie responsabilità verso il futuro ma anche verso chi allora governava il paese ed occupava ruoli strategici. Da parte loro invece nessuna parola, nessuna ammissione ma nonostante questo continueremo ad aspettare. Perché quello che è successo a Genova non si può dimenticare e non si può nemmeno ignorare. Ora nessuno potrà mai più “giocare di negazionismo” e non credo che 45 mila euro cancelleranno quelle ferite di chi a Genova era andato a manifestare con le mani alzate. Anche questa volta, ce lo chiede l’Europa, ma probabilmente sarebbe stato meglio se avessimo risposto alla coscienza collettiva di un Paese intero che da 16 anni chiede giustizia.

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