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“The girl king”. Ritratto di cristina di svezia, fra vertigine e raziocinio

 

regia di Mika Kaurismaki
con Malin Buska, Sarah Gadon, Michael Nyqvist, Lucas Bryant, Laura Birn, Hippolyte Girardot, Patrick Bauchau, Peter Lohmeyer, Francois Arnaud

La civilizzazione di un Paese e di una Corte popolati da plebe primitiva e fanatici luterani che nessun interesse nutrono per la bellezza e le arti, anzi le osservano con diffidenza estrema, considerandole mollezze ispirate dal demonio, può cominciare anche apparecchiando il desco reale con fini porcellane e calici di cristallo.

Questa sarà la prima delle molte innovazioni introdotte dalla giovanissima Cristina, appena insediatasi sul trono di Svezia, con sorrisi ironici uniti alla veemenza inflessibile di una vera sovrana. Anzi, dovremmo dire “sovrano”, visto che la ragazza, dopo la morte del padre Gustavo II e l’allontanamento da una madre crudele e in preda alla follia che aveva addirittura tentato di ucciderla, Maria Eleonora del Brandeburgo, viene cresciuta dall’Alto Cancelliere Axel Oxenstierna come un giovane guerriero sapiente. Dotata di una luminosa intelligenza, in pochi anni apprende greco, latino, tedesco, olandese, francese e italiano. Esperta di caccia, combattimento ed equitazione, perennemente vestita da uomo, educata ai precetti severi della religione luterana (ma con concessioni ampie e frequenti che le consentono di frequentare le teorie cattoliche), mostra da subito anche un aspetto che inquieta sempre di più i suoi poco ascoltati consiglieri.

E’ animata da un fuoco intellettuale divorante, da una passione e una curiosità prive di requie per la letteratura, la filosofia  e, soprattutto, la scienza. Il suo intento dichiarato è di trasformare Stoccolma in una nuova Atene, e una nazione di minatori abbrutiti e di vescovi manichei in un popolo gentile e passabilmente colto. Intrattiene un fitto carteggio con Descartes, considerato più o meno un pericoloso eretico sia dai cattolici che dai protestanti e in fuga da un paese all’altro, nel quale i due analizzano la natura e le conseguenze delle passioni che abitano il cuore umano, in specie l’amore. Perché è l’amore che attraversa e scuote come un vento la psiche di Cristina. Trasporto saffico che scopre gradualmente, per viverlo poi senza dubbi e senza rimorsi. Innamoratasi della graziosa Contessa Ebba Sparre, che si affretta a nominare dama di compagnia, scopre l’eros una notte in cui invita la ragazza a coricarsi con lei. Esperta di politica e di caccia, non sa tuttavia come posare le labbra su quelle dell’amata, e cosa fare delle proprie mani. Sarà la fanciulla a guidarla, a farle conoscere il distillato prezioso dei sensi.

Intorno alla figura di Cristina, magistralmente disegnata, Mika Kaurismaki fa vorticare tutti i temi e i dubbi del XVII° secolo: i conflitti religiosi, la guerra dei Trent’anni e i tentativi di composizione intrapresi dalla regina di Svezia, l’oscurantismo, lo smarrimento di fronte al disgregarsi del pensiero tolemaico, le scoperte scientifiche, i primi avversati germogli di Illuminismo (davvero coinvolgente la sequenza che ricostruisce la lezione anatomica di Descartes a Stoccolma), gli intrighi degli emissari vaticani, disposti a tutto pur di indurre Cristina alla conversione cattolica. Viene analizzato, con una vena di equilibrato e rispettoso divertimento, anche l’aspetto esoterico, certo non secondario. Cristina ordina l’invasione di Praga  come dimostrazione di forza nei confronti della Germania (con cui sta cercando di concludere un trattato di pace), ma soprattutto per saccheggiare la celebre wunderkammer di Rodolfo II, compreso l’in-folio maledetto scritto in una notte da un monaco posseduto da Satana. Su questo smisurato e diabolico manoscritto aperto, Cristina si unirà carnalmente per l’ennesima volta alla delicata dama di compagnia.

Cristina si mantiene in problematico equilibrio fra cattolicesimo e luteranesimo, e si sottrae con durezza a ogni tentativo di convincerla ad accettare la sua condizione di donna e di Capo di Stato, ossia accogliere le richieste di un pretendente e generare un erede al trono per scongiurare una possibile guerra civile, così gli eventi precipitano: Descartes viene avvelenato con l’arsenico, aggiunto a un’ostia benedetta, visto che la sua influenza su Cristina è considerata dai vertici cattolici un ostacolo alla conversione, Ebba Sparre, rapita da Johan Oxenstierna (figlio del Cancelliere), si fa persuadere a lasciare la regina e sposarsi con il nobile De La Gardie, un fanatico luterano cerca di uccidere la sovrana sparandole, Cristina sfiora, a causa dell’amore perduto, un’epica follia e tenta di suicidarsi gettandosi in acqua in pieno inverno.

La soluzione sarà un colpo di genio, sofferto quanto necessario (nel film di Daldry The hours, Laura Brown constata “la scelta era fra vivere o morire”). Cristina nomina non uno sposo bensì un figlio, il cugino Carlo Gustavo, e, convertitasi alla fede cattolica, abdica lasciando la Svezia.

Proiettato al Cinema La Compagnia di Firenze in versione originale, nell’ambito della bella rassegna “Una finestra sul Nord”, questo (non) piccolo capolavoro del 2015 avrebbe meritato ben altra distribuzione.

Vorrei segnalare che questa sala (www.cinemalacompagnia.it) gestita in modo esemplare ospiterà dal 23 al 31 marzo la XV^ edizione del Florence Korea Film Fest, con la presenza del regista Park Chan-wook e la proiezione del suo ultimo film The Handmaiden (più una retrospettiva di 13 titoli).

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