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D’Alema insegue Bersani

 

Il Pd rischia il caos. La maggioranza renziana fatica a reggere agli attacchi esterni ed interni e mostra delle incrinature. Dalle file delle minoranze democratiche o dai dissidenti al di fuori delle correnti monta la protesta: c’è chi si candida alla segreteria contro Matteo Renzi, chi adombra una scissione, chi chiede un congresso anticipato altrimenti “si può arrivare alle carte bollate”. Sì, Michele Emiliano, presidente della regione Puglia, ex pubblico ministero, già sostenitore di Renzi, compie perfino una doppia mossa: ha minacciato il ricorso al tribunale e ha confermato la possibilità di correre per la segreteria «se la mia candidatura sarà utile».
Il congresso del Pd è in calendario tra 11 mesi, ma una lotta cruenta è già cominciata proprio dal congresso: in tanti chiedono di anticiparlo, mentre Renzi vorrebbe anticipare le elezioni politiche previste all’inizio del 2018. Tra gli avversari più determinati di Renzi c’è il Lìder Maximo, come veniva chiamato un tempo Massimo D’Alema. La rottura tra i due ex presidenti del Consiglio appare difficilmente evitabile.

Scissione. La parola proibita a sinistra continua ad essere formalmente bandita, ma adesso, dopo un anno, è tornata ad emergere nel Pd come una ipotesi concreta. D’Alema ha chiesto “il cambio di rotta” e della “leadership” di Renzi. Il “Rottamato” sessantasettenne è pronto alla battaglia finale con il “Rottamatore” quarantaduenne.

Renzi è indebolito: da dicembre non è più presidente del Consiglio, si è dimesso dopo la sconfitta patita nel referendum sulla riforma costituzionale e ora potrebbe perdere anche la segreteria del Pd. D’Alema ha chiamato alla mobilitazione le minoranze del Pd in un’assemblea nazionale tenuta a Roma: «Dobbiamo tenerci pronti per ogni evenienza». Ha incitato “i comitati del no”, costituiti per votare contro la riforma costituzionale del governo Renzi, a muoversi in caso di elezioni politiche anticipate: «I nostri comitati devono iniziare a raccogliere fondi, aprire sedi in tutta Italia. Perché se Renzi porterà il Paese all’avventura delle elezioni, senza un congresso e cercando di ridurre il partito all’obbedienza, ognuno di noi si sentirà libero».
Non ha pronunciato la parola scissione, ma ne ha delineato contenuti, tempi e modi se non ci sarà un congresso per cambiare segretario, prima delle elezioni politiche. Il disegno «è quello di un centrosinistra largo e aperto alla società civile», contro il progetto neocentrista del “Rottamatore” di Firenze basato sul Partito della nazione e sull’intesa con Silvio Berlusconi. È pronto anche il nome del nuovo partito: “Ricostruzione del centrosinistra”. Lo slogan è “Consenso”.

L’ex presidente del Consiglio, già segretario del Pds-Ds, è alla ricerca di alleati nella sinistra interna del Pd e in quella esterna (Sinistra Italiana, liste civiche, socialisti).  All’assemblea di Roma c’erano, in particolare, due esponenti di Sinistra Italiana: Arturo Scotto e Nicola Fratoianni e il socialista Valdo Spini. C’erano anche due candidati alla segreteria alternativi a Renzi: Roberto Speranza ed Enrico Rossi, entrambi esponenti delle minoranze democratiche (il primo bersaniano, il secondo presidente della regione Toscana). Alla riunione, però, mancava Pier Luigi Bersani. D’Alema sembra lanciare un messaggio in particolare proprio a Bersani, pur senza nominarlo: «Alcuni di noi non sarebbero solo liberi, ma avrebbero il dovere di farlo, per responsabilità che portano verso la storia della sinistra italiana».

Bersani è un personaggio chiave nella geografia politica dei democratici: è il più autorevole esponente delle sinistre del partito, è un fiero avversario del “giovane Rottamatore”, ma finora si è sempre espresso contro ogni ipotesi di scissione perché, come spiegò con una espressione efficace e surreale, vuole combattere contro il renzismo “con tutte e tre le gambe” dentro il Pd. L’ex segretario democratico è cauto, continua a muoversi in modo autonomo contro Renzi. Prima ha lanciato l’idea di “un nuovo Prodi” per combattere le disuguaglianze sociali e per riavviare la crescita dell’Italia. Poi ha aperto alla possibilità di andare al voto anticipatamente, ipotesi cara al segretario del Pd ma a patto di modificare la legge elettorale eliminando “i capilista bloccati”. Ha avvertito: «Fuori di questa logica c’è solo l’avventura».

L’ex segretario del Pd ha indicato il pericolo dell’”avventura”, ha evocato lo stesso termine usato da D’Alema contro Renzi. Oltre a D’Alema e a Bersani, ha adoperato questo sostantivo politicamente contundente a sinistra anche Speranza. Strana coincidenza. L’ex capogruppo del Pd alla Camera ha lanciato l’allarme: «D’Alema e Renzi? Io lavoro perché non diventino due partiti diversi, ma Matteo deve evitare l’avventura elettorale a giugno». Ancora una volta il rischio avventura. Nel Pci si parlava, in termini sprezzanti, di “scelta avventuristica” e di “avventurismo” quando estrema sinistra o destra mettevano in discussione le conquiste della classe operaia, oppure la stessa  democrazia. “Avventurista”, invece, era l’autore dell’azione avventata e irresponsabile. Renzi è avvertito.

L’obiettivo del segretario del Pd è di spuntare al più presto le elezioni. Nella riunione a Rimini con gli amministratori locali del partito ha rilanciato: «L’accelerazione verso le urne serve al Partito democratico» per «arrivare al 40% dei voti». Ha chiosato: «Non serve a me». Ha lanciato un appello a superare le divisioni interne. Le critiche di D’Alema? Renzi ha cercato di smorzare le polemiche: «Non cado in questo gioco».

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