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Il linguaggio della droga tra i giovani

 
Di Piero Innocenti

Non è facile in generale penetrare nel mondo dei giovani per cercare di capirne le dinamiche, i pensieri, i sogni, interpretando il “loro” linguaggio. Un lessico che in effetti ha una varietà espressiva notevole, a volte condito da un turpiloquio esagerato, ma che evidenzia una sorta di “esibizione con le parole” fatta abilmente dai giovani che si divertono a montarle e ricostruirle e poi ancora a modificarle, un po’ per gioco, ma anche per fissare i “paletti” del gruppo di appartenenza ed il ruolo di leader nell’ambito del gruppo stesso. Sul tema va segnalato l’interessante lavoro di alcuni anni fa di Simona Fianu, “Profilo di una nuova realtà linguistica: il linguaggio giovanile”, che rappresenta uno dei pochi studi sull’argomento.
Traendo spunto da questa attenta analisi, abbiamo cercato di riepilogare, sia pure parzialmente, la varietà e la moltitudine di termini usati dai giovani per indicare le droghe e gli stati che derivano dalla loro assunzione. In gran parte delle regioni italiane si è andato diffondendo, infatti, un vero “gergo della droga” utilizzato ormai da anni nelle relazioni di gruppo. Così scopriamo che in Emilia Romagna lo “spinello” viene indicato con almeno una decina di termini e cioè bobmarley, bonze, flower, ciccione, cozzo, lainz, crode, ciurmacca (spinello da “compagnia”, termine in uso sulla costa adriatica romagnola), ciurmacchella (spinello leggero), castello (spinello di grandi dimensioni fatto incollando due cartine). In Lombardia le “canne” le chiamano barnello, chignolo, ghichello, tapis, gancia, brazeiro. E se in Sicilia si usano le colorite espressioni di ciuccietto, trumma ( o trummetta), friends, in Campania non sono da meno con pepperepé ( dal suono della tromba che viene utilizzato anche per la “canna”) e bob. La zappa, in Calabria, indica qualcosa di più “pesante” degli spinelli laziali, chiamati gibba, zonfia, tabaccata (quando lo spinello è troppo infarcito di tabacco). In Veneto si “tirano” i caneo, i buro e i ceppo, mentre in Friuli Venezia Giulia la diera, la nonca, il pitullo. In Toscana si fuma il buccio ,il razzo e lo zipillo e in Liguria il cecio, il tizzone, il sizza smarrone. In Abruzzo ci si trova per farsi una bomba, in Umbria per una veccia, in Piemonte per un pozzo, brasca, lucido da scarpe, sdruso o zars. In gran parte del Paese, erba o maria indicano, come noto, la marijuana che, a Pavia, viene chiamata maranza (da cui maranzino, ragazzo sui 15 giovani che si atteggia a bulletto).
In questo mix di linguaggio giovanile in cui confluiscono elementi linguistici e lessicali presi sia da dialetti locali che regionali, dalla comunicazione televisiva, da altre lingue, dal lessico informatico, le invenzioni linguistiche sono stupefacenti. Così, un abbummato è una persona “completamente fumata”, tanto da dormire in piedi; fumifero è un drogato; arrizzarsi vuol dire farsi una canna; mangiare il pollo significa fumare avidamente uno spinello; azzeccato è una persona che ha seri problemi con le droghe sintetiche; la persona che bogarta la canna è uno che la trattiene per troppo tempo (come faceva l’attore Humprey Bogart che teneva sempre la sigaretta in bocca); il duro è una persona sotto l’effetto di hashish o marijuana; intripparsi sta ad indicare uno che fa uso di stupefacenti; sferzare vuol dire sniffare cocaina; chi ha assunto troppe droghe è un sottone.
Ci sono, poi, le parole, in continuo rinnovamento, che riguardano la cocaina come calcina (nelle Marche), bamba e barella (in Lombardia), neve e givindi, bonza (termine usato anche per l’eroina in Emilia Romagna e in Lombardia), cala, chicca e paste (queste ultime per le pasticche di ecstasy). E così via, con tante altre espressioni all’interno di un mondo, quello dei giovani, vitale, sicuramente creativo, scherzoso, ma pieno di inquietudini, verso il quale genitori, istituzioni e politica dovrebbero rivolgere maggiore attenzione ed avere più riguardo. Anche per attenuare quel disagio che spesso li porta a far uso delle droghe e di altri “intrugli” comunque pericolosi per la salute.

Da liberainformazione

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