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Il gatto rosso. Luciano Ceschia racconta i suoi sessant’anni da giornalista

 

Il sindacato dei giornalisti negli anni Settanta aveva un nome e un cognome: Luciano Ceschia. Triestino, classe 1934, è stato infatti segretario generale della Fnsi per dieci anni, firmando ben cinque contratti. La sua storia sindacale, ma anche quella politica (negli anni Sessanta era stato giovanissimo assessore democristiano in una giunta comunale a Trieste, negli anni Ottanta aveva tentato senza successo la corsa al parlamento europeo con il Pci) e professionale, torna ora sulle pagine del libro Il gatto rosso, sottotitolo “Tasi, picio, te prego”, edizioni Mgs Press.

Ceschia racconta sessant’anni di professione, da precario a direttore. Comincia come “abusivo” (come si diceva un tempo…) in quel Piccolo che poi avrebbe diretto per tre anni, come giornalista al Gazzettino e alla Rai del Friuli Venezia Giulia. Dopo il quotidiano triestino dirige anche l’Alto Adige. Memorabile lo scambio di battute, riportato nel libro, con Chino Alessi, all’epoca potente direttore proprietario del quotidiano triestino. Il giovane cronista chiede se non è finalmente arrivato il suo turno per la sospirata assunzione, il direttore dice che ha «altri progetti”, lui prende cappello e sibila «non metterò più piede in questa azienda. O meglio, la informo che tornerò da direttore». Cosa poi puntualmente avvenuta.

Storie, episodi, ricordi, aneddoti. Come lo scambio a distanza con Montanelli, che quando la redazione del Piccolo si divide e sciopera all’arrivo del nuovo direttore Ceschia, che aveva fatto inserire nel contratto nazionale la clausola sul gradimento della redazione al nuovo arrivato, lo fulmina sul Giornale con queste parole: «Chi di contratto ferisce, di contratto perisce».

Ceschia racconta tutto. Professione, sindacato, vita privata. Dice che si è divertito, rispettando sempre le regole. Aveva e mantiene fama di “non affidabile”. Di certo è uomo del sindacato dei giornalisti. Sono rari i casi di giornalisti diventati direttori che mantengono la passione per il sindacato. Per questo i suoi interventi al consiglio nazionale della Fnsi, di cui è componente “a vita” per i suoi trascorsi da segretario generale, sono sempre ascoltati con rispetto e attenzione. Per questo continua a dare il suo contributo di esperienza e saggezza all’Associazione della stampa del Friuli Venezia Giulia. Di cui da qualche mese è presidente onorario.

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