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Migranti respinti dalla Svizzera, serve un “Piano Marshall”

 

Paolo Bernasconi è uno dei più importanti penalisti svizzeri. Dopo trent’anni di collaborazione con la Croce Rossa Internazionale, due anni fa ha fondato l’Associazione Reset, che organizza il Festival dei Diritti Umani. La prima edizione, che si è tenuta a Maggio a Milano, è stata un grande successo. Bernasconi sta seguendo da Lugano la situazione dei migranti che da Como, ogni giorno, cercano di passare il confine e di entrare in Svizzera. La sua posizione, ribadita in una intervista a Rainews24, è molto critica con la politica di chiusura delle frontiere.

Quasi seicento migranti, tra cui molti minori, sono accampati a Como da quasi un mese. È corretto parlare di emergenza umanitaria?

I seicento migranti di Como, che ci preoccupano molto, sono solo una piccola parte di migliaia di persone che stanno attraversando il Sahara, il Sinai, che arrivano in Libia e che affrontano il Mediterraneo prima di arrivare in Italia. Non si deve più parlare di emergenza perché ne avremo per i prossimi vent’anni. Bisogna fare un “Piano Marshall”: la Svizzera, che è piccina, deve avere una sua strategia a lungo termine, perché la Giordania ospita 2 milioni di migranti, il Libano uno e mezzo, noi ne abbiamo solo qualche migliaio ma siamo il paese più ricco del mondo.

La legge svizzera consente il respingimento di un minore non accompagnato?

Sono al corrente del fatto che, da parecchie settimane, molti di questi sventurati si presentano alle frontiere con un foglio in cui dichiarano di voler chiedere asilo e vengono respinti. È molto grave che succeda ai minori non accompagnati. Si tratta di una violazione non soltanto di leggi svizzere ma degli accordi internazionali, dei trattati delle Nazioni Unite e delle carte sul ricongiungimento dei famigliari.

La Svizzera è stata per anni un modello di integrazione. Come spiega questo giro di vite?

La Svizzera è stata a lungo il paese rifugio, oggi non lo è più. Il popolo svizzero negli ultimi anni ha votato leggi sempre più restrittive, l’unico limite che rimane sono le convenzioni internazionali che vanno rispettate, sempre. Purtroppo le autorità responsabili, specialmente del Canton Ticino, applicano una prassi molto restrittiva che è contraria alle convenzioni internazionali, soprattutto nel caso dei minori. Non vanno trattati come oggetti, ma come persone in sofferenza e con grande bisogno di aiuto.

Il Sindaco di Como ha auspicato la creazione di un corridoio umanitario verso Svizzera e Germania. È d’accordo?

Il corridoio è lo strumento migliore per togliere l’erba sotto i piedi dei passeurs. La Svizzera spende molti soldi per perseguirli, ma i passatori ci sono solo perché ci sono le frontiere. Basterebbe lasciarli passare. Basterebbe fare dei treni molto controllati che vadano verso Nord, ma il governo svizzero ha già detto che è contrario ai corridoi umanitari. La posizione del governo è intransigente: contrario ai corridoi, respinge i migranti alle frontiere. Così, però, andiamo molto male.

Ma quanta Europa c’è nella gestione del fenomeno migratorio?

L’Europa è totalmente assente. L’Europa scarica tutto sulle spalle dell’Italia e della Grecia, in un modo francamente inaccettabile. Ma se permette, è un discorso che non mi interessa, perché questo discorso contro l’Europa viene fatto per evitare di assumersi delle responsabilità. Non volete i rifugiati in territorio svizzero? E allora pagate, versate i vostri soldi alle organizzazioni umanitarie italiane. Mi domando che cosa pensino la Croce Rossa Svizzera, o la Catena della Solidarietà, tutte organizzazioni elvetiche che si impegnano moltissimo quando devono aiutare le vittime di un terremoto o di una inondazione. E allora mi chiedo: perché non si aiutano i rifugiati a Como o a Milano?

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