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Salute pubblica; “in guardia” contro l’abolizione del servizio di guardia medica notturna

 

Nel mondo dell’informazione le tematiche della salute sono centrali e, spesso, in prima pagina sui quotidiani e sui siti, oltre che ampiamente presenti nei Tg e nei talkshow.  La mala sanità, i ticket e i tagli di bilancio, le inchieste sulle ruberie, le encomiabili eccellenze della ricerca, gli “stili di vita” più corretti per preservare la salute di una popolazione che invecchia. Tutto bene, dunque? Neanche un po’. Un esempio è rappresentato dal silenzio assordante che sta accompagnando una nebulosa riforma che interessa il servizio di guardia medica, per la quale si stanno spegnendo le luci proprio quando servirebbero di più, ovvero la notte.

Circa 3milioni di interventi anno fatti dalla guardia medica (con un grande peso anche del filtro esercitato dai contatti telefonici, solo nell’area metropolitana di Roma oltre 500mila l’anno) VERRANNO CANCELLATI.  Dal 24 alle 8 del mattino tutte le richieste verranno scaricate su un 118 con sempre meno medici nelle ambulanze, che sarà costretto intasare i Pronto Soccorso.

Il Sindacato Medici Italiani invita medici e cittadini a una manifestazione a Roma il prossimo 11 maggio mattina, davanti la Camera Dei Deputati, cui hanno aderito i comparti sanitari di Cgil, Cisl e Uil. Lo Smi denuncia la grave situazione in cui rischia di precipitare l’organizzazione della continuità assistenziale e dell’emergenza-urgenza territoriale del nostro Paese, con la prospettata approvazione dell’atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione dei medici di medicina generale e pediatri. Un provvedimento che avrà come inevitabile conseguenza la chiusura di tutte le postazioni di guardia medica come strutturate oggi e l’inevitabile uso improprio del 118 e il conseguente sovraccarico del Pronto Soccorso.

Chiudere, nelle ore a grande rischio, come quelle notturne, il servizio di guardia medica e distogliere il 118 dalla sua funzione essenziale di emergenza, significa abbandonare i cittadini a se stessi, lasciando interi territori senza alcuna presenza del SSN. Continua così, inesorabile, la demolizione di tutti i servizi socio sanitari nei comuni dove, solo a parole, si dice di voler combattere l’esponenziale processo di spopolamento. Abbandonare i deboli, i malati, i bisognosi non è etico e viola i principi fondanti della sanità pubblica e universale e quelli stessi sanciti dalla Costituzione.

È necessario avere la consapevolezza che, di fatto, si stanno smantellando i presidi del SSN, soprattutto nei piccoli centri. Con la scusa di riorganizzare in H16 il servizio sanitario territoriale si sta camuffando la disarticolazione dell’assistenza sanitaria del territorio così come concepita fino ad oggi.
Mentre si perdono 6 miliardi di euro in sprechi e corruzione, queste sono le riforme per una nuova sanità del ministro Lorenzin? Chiediamo al Governo e al premier Renzi di modernizzare davvero il sistema invertendo la rotta: queste politiche stanno portando l’Italia in un vicolo cieco come dimostrano le statistiche che evidenziano l’aumento della mortalità, l’abbassamento dell’aspettativa di vita e della prevenzione, anche per il deterioramento di un SSN con sempre meno risorse e in balia delle clientele partitocratiche e regionali. Vogliamo una #buonasanità, ma costruiamola assieme puntando su merito, efficienza e qualità.

L’appello è rivolto anche agli operatori dell’informazione perché contribuiscano ad evidenziare le contraddizioni e i limiti di queste ipotizzate riorganizzazioni amministrative e funzionali, che rischiano di impattare negativamente sulla salute e la tranquillità dei cittadini.

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