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William Shakespeare e Miguel de Cervantes. 400 anni fa

 

Il 23 aprile di quattrocento anni fa morivano William Shakespeare e Miguel de Cervantes, la data emblematica secondo molti puramente simbolica di una morte coincidente scelta dalla conferenza generale dell’Unesco per celebrare la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. In realtà nel 1616 in Spagna terra di Cervantes era in vigore il calendario Gregoriano, il nome nasce da papa Gregorio XIII che lo introdusse nel 1582, mentre l’Inghilterra patria di William Shakespeare adottava ancora quello Giuliano, elaborato dall’astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare, seguendo il dato storico una differenza di dieci giorni che la poesia ha saputo riunire oltre il calcolo dell’istante come un tributo universale allo stupore.

Due uomini due miracoli due pensatori profondamente diversi che tra il XVI e il XVII secolo hanno rivoluzionato la storia della scrittura nutrendo l’intera genesi del romanzo moderno, tra vita reale e mondi possibili i loro personaggi dialogano oggi come allora con i loro autori, irrorando ogni lettore di quella meraviglia che ti permette di rinascere infinite volte.

Innovazioni formali che hanno generato nuovi generi letterari, aperture immaginifiche verso il futuro e una costante analisi della tradizione, in una mescolanza tra alto e basso, tra comico e grottesco tra le affezioni dell’anima e la gaia visione dell’essere.

Romeo, Giulietta, Mercuzio, Amleto, lo spettro, Oberon, Ofelia, Macbeth, Banquo, Otello, Desdemona, Falstaff, Iago, Re Lear, Shylock, Prospero, Viola, Don Chisciotte, Dulcinea del Toboso, Sancio Panza, Rinconete, Cortadillo, Il dottor Vidriera, Persile e Sigismonda pagina dopo pagina ci sfiorano di immortali sospiri e ci catapultano come una bufera nelle terre della conoscenza, perché solo le creature che oscillano nel mondo delle parole restano bagliori ininterrotti.
Bisogna leggere, vivere d’intrusione, sporcarsi le dita di molteplici destini, smaniare di curiosità, stupirsi, il 23 aprile ci ricorda come la lettura codifichi la segretezza del nostro animo.

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