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Il falso efficientismo della Riforma Costituzionale

 

La riforma costituzionale Boschi intende apportare revisioni alla nostra Carta costituzionale. Al riguardo, i media stanno evidenziando dei falsi pregi quali efficientismo, velocità e semplificazione nell’organizzazione della macchina statuale. Diversi giuristi che fanno parte del Coordinamento Democrazia Costituzionale, quali i prof. Zagrebelsky, Gallo, Azzariti, Carlassare, Pace – solo per citarne alcuni – stanno sottolineando i punti di maggior pericolo annidati all’interno della riforma, specie se letta contestualmente all’impianto dell’Italicum. E’chiaro l’intento della revisione: restringere definitivamente il campo di intervento da parte dei cittadini nell’azione e nella decisione politica obbligandoli a tollerare un Senato, fintamente abolito, ma costituito da sindaci e consiglieri regionali non eletti direttamente dal popolo, muniti di immunità parlamentare a garanzia della loro impunità. Un Senato decisore sia sulle leggi costituzionali che in materia di trattati europei, con autorità su argomenti importanti non solo in materia costituzionale ma anche su questioni internazionali, si pensi al TIIP o TISA, accordi che accantoneranno l’idea di Stato nazionale per far avanzare un incontrollato sistema di libero scambio commerciale extra UE.

Una riforma che come afferma la ministra Boschi “vuole rendere l’architettura delle istituzioni più coerente e lineare”. Pare invece che la coerenza e la linearità dosate dai nostri Padri costituenti stiano subendo un forte attacco proprio perché la Carta, così come la conosciamo, fu redatta secondo un validissimo sistema di pesi e contrappesi per sugellare un paradigma di democraticità fondato sul principio della rappresentanza. Una lettura politica di questo cambiamento, ritenuto così urgente e necessario, verte sul dover sapere chi governa e chi otterrà la maggioranza. Eppure, i cittadini conoscono l’ambito di demarcazione tra operato governativo e azione parlamentare. Ipotizzando uno scenario costituzionale riformato è difficile credere che un partito, seppur vincitore, possa silenziare totalmente  le minoranze decidendo tutto e bene senza un confronto e influendo sulla scelta del Capo dello Stato, della nomina dei giudici della Corte Costituzionale, stabilendo altresì un rapporto confuso tra Stato e Regioni. Diminuisce la possibilità per il popolo di proporre iniziative legislative popolari perché vedrà triplicato il numero delle firme da raccogliere. La linea del discorso diviene più nitida, non si tratta di disaffezione o di distanza dalla politica, piuttosto è la politica che nei decenni ha operato un sempre maggiore distanziamento dalle esigenze, a volte anche primarie dei cittadini, utilizzando gli strumenti della politica per forzare interessi disancorati dalle istanze sollevate dai territori di riferimento.

Cosa si intende per semplificazione? Semplificare realmente le vie di accesso e gli spazi di partecipazione alla vita pubblica significa riconoscere ai cittadini mezzi per invalidare l’operato dell’organizzazione politica che presenti un programma durante le elezioni senza realizzarlo dopo. Più che fossato da riempire tra istituzioni e cittadini, bisognerebbe evitare soluzioni di vacatio di rappresentanza costituzionale. Se il disegno istituzionale viene collegato a un’esigenza di politica decidente, cerchiamo di non trasformarla in politica imponente. E per far questo, forse, considerare la preferenza negativa indicata nella legge elettorale denominata democratellum da parte dei 5 stelle potrebbe bilanciare perlomeno capilista bloccati e candidati dei partiti non selezionati direttamente dal popolo. Evidenziare la maggiore governabilità da parte di un partito unico e una finta semplificazione nei meccanismi della formazione delle leggi è disinformare i cittadini. Nel silenzio dei media, si sta modificando la nostra forma di Stato e di Governo sostituendo il principio della nomina a quello di rappresentanza. Giocare con la semantica prospettando miglioramenti all’architettura costituzionale è un vile atto di forza perché lega la riforma e il referendum alla continuità di questo governo in carica.

#IovotonoalReferendumCostituzionale

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