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Chiara e la casa che ancora non c’è: quando i giornali speculano sul femminicidio

 

“Siamo al paradosso, la gente mi ferma per strada dicendomi che è stata data la casa a Chiara e che quindi è tutto risolto: sanno più loro che me. Ma chi divulga queste notizie senza aver accertato prima, non sa che così si rischia di danneggiare mia figlia invece di aiutarla? Non so come fare”. A parlare è Maurizio Insidioso, il padre di Chiara, la ragazza sopravvissuta al femmicidio di Maurizio Falcioni, e ancora ricoverata all’ospedale Santa Lucia di Roma da dove sarà dimessa a giorni. Un paradosso perché Chiara ancora la casa non ce l’ha, malgrado una notizia data solo a metà e gonfiata su tutti i giornali, frutto di una informazione a caccia di sensazionalismo a cui non interessa informare ma fare scoop.

“La verità invece è un’altra – dice Insidioso – ovvero che c’è una proposta di una casa fatta dal Comune che però deve essere valutata da esperti che valuteranno se la casa corrisponde o meno alle esigenze di Chiara, e saranno loro a dare una risposta, non i genitori perché non stiamo parlando di una persona normale che può entrare in in uno stabile chiavi in mano come uno di noi ma di una persona che ha esigenze che non ci immaginiamo neanche”. Un immobile che, anche dovesse passare l’esame, dovrà essere completamente riadattato e che, sempre se la cosa va in porto, potrà essere pronto tra parecchi mesi, forse un anno, e che smentisce ogni indiscrezione uscita in questi giorni sulla questione della casa come se fosse stata risolta: indiscrezioni che non aiutano certo Chiara la quale, a oggi, andrà comunque a Casa Iride dove aspetterà di avere un domicilio adatto e con adeguata assistenza, continuando la riabilitazione con operatori esterni.

“Le cose si sono messe senza dubbio in moto e la disponibilità del Comune di Roma e del nono municipio è massima e la apprezzo molto perché vedo che c’è un impegno vero, reale – conclude il papà di Chiara – e che le istituzioni si stanno impegnando, però da qui a dire che è tutto risolto è assurdo, perché anche nel momento in cui la casa fosse dichiarata idonea dagli esperti, oltre alla sua ristrutturazione che durerà del tempo, bisognerà provvedere alla preparazione di un’assistenza domiciliare di 24 ore al giorno che non è una banalità nelle condizioni di Chiara”. Un’assistenza domiciliare, e una riabilitazione a casa o in day hospital, che è non meno importante della casa in quanto si parla di una donna che essendo sopravvissuta a un femmicidio con lesioni gravi al cervello e con una inabilità totale, dovrà avere a sua disposizione medici, operatori, infermieri 24 ore al giorno e con costi molto elevati: costi che andranno quantificati e che, anche questi, dovranno essere sostenuti da uno Stato che deve adottare, come recita la Convenzione di Istanbul, “le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che le vittime abbiano accesso ai servizi destinati a facilitare il loro recupero”.

Una priorità che nel caso di Chiara non è solo un domicilio, ma una casa adatta alle sue esigenze con un’assistenza continua, giorno e notte, e una riabilitazione giornaliera: elementi essenziali affatto scontati ma richiesti chiaramente nella petizione #UnacasaperChiara lanciata da questo blog con Telefono Rosa, arrivata a o oggi a 89.440 sostenitori e in cui si chiede “che lo Stato, attraverso suoi soggetti istituzionali, si faccia immediatamente carico di una SOLUZIONE ADEGUATA E IDONEA alla situazione di Chiara, agendo in totale e autentico sostegno per lei e per la sua famiglia” e che “IL GOVERNO si impegni perché vengano create le condizioni economico-legislative, perché la Convenzione di Istanbul, nella sua totalità, venga applicata e divenga l’indispensabile strumento di contrasto alla violenza di genere, dato che il Parlamento l’ha ratificata, all’unanimità”. Una richiesta un po’ diversa da: date una casa a Chiara e poi lavatevene le mani, come invece fanno intendere molti giornali che forse non hanno letto la petizione pur citandola (e forse non conoscendo neanche la Convezione di Istanbul). Misure che sono ancora tutte da vedere e stabilire, e su cui le istituzioni non si sono ancora pronunciate ma senza le quali la casa per Chiara sarà completamente inutile. Elementi fondamentali a tralasciati da molti colleghi che hanno scritto sul caso in questi giorni, compreso il risarcimento che a Chiara spetta di diritto e che, essendo l’autore della violenza nullatenente, spetterà per forza allo Stato italiano.

Dire quindi che Chiara ha una casa e che è tutto risolto, potrebbe provocare, come sta già provocando, non solo una manipolazione della notizia trapelata in maniera incompleta ma anche una sottovalutazione di quella che è una situazione assai complessa e che solo chi conosce in maniera approfondita questi argomenti può riuscire a descrivere senza cadere in un giornalismo di serie B speculativo più che informativo. Spargere al vento notizie non accertate, in casi come questi, non è solo fuorviante e riduttivo ma rischia di creare una rivittimizzazione della donna, un fenomeno di cui si è parlato spesso in questo blog, in quanto può aumentare il danno già fatto: e questo solo perché il giornalista di turno ha bisogno di portare qualcosa al suo capo e quindi, a costo di distorcere, banalizzare, manipolare una notizia e pur di darla in pasto all’opinione pubblica, esercita vittimizzazione secondaria – attraverso una sovraesposizione mediatica errata e senza scrupoli – vietata esplicitamente dalla Convenzione di Istanbul.

Un esempio di pessimo giornalismo che dimostra come l’informazione italiana, sui temi della violenza contro le donne, sia ancora molto indietro perché non formata adeguatamente e quindi inconsapevole dei danni che può provocare su una donna che ha già subito una violenza e che in questo modo, con questa strumentalizzazione della sua storia, rischia di subire una seconda violenza.

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