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Bassani: da Ferrara all’eternità

 

Giorgio Bassani, ebreo, ferrarese, nato il 4 marzo 1916 e morto a Roma il 13 aprile del 2000. Cento anni e in mezzo una vita che ne è durati ottantaquattro e un secolo che ha modificato per sempre gli equilibri del mondo e, di conseguenza, anche il nostro modo di sentire, di pensare, di vivere, di intendere la letteratura e l’arte, la cultura, la conoscenza, il destino.

Giorgio Bassani e la sua scrittura visionaria, poetica, penetrante, il suo racconto storico capace di intrecciare vicende autobiografiche e vicende storiche con la S maiuscola, piccoli e grandi eventi, passioni individuali e passioni collettive, impegno letterario e impegno politico e civile.
Giorgio Bassani e le sue denunce: chiare, limpide, serrate, intrise di realismo ma, al tempo stesso, di immaginazione, di sobria grandezza, di razionalità mista a una sorta di slancio vitale, di necessità della scrittura, di bisogno di esprimersi e di far conoscere le vicende che, nella prima parte del secolo scorso, condussero il mondo nell’abisso.
Giorgio Bassani e quel suo giocoso narrare le avventure di una generazione che conobbe il baratro ma anche la leggerezza, che visse in senso calviniano a contatto con l’orrore e infine ne fu travolta negli anni della maturità e della piena consapevolezza.
Giorgio Bassani e i grandi registi che si sono confrontati con le sue opere: De Sica, Montaldo, Florestano Vancini, autore, quest’ultimo, di quell’intensa analisi sull’eterno fascismo italiano racchiusa in “La lunga notte del ’43”.

Il fascismo, infatti, era per Bassani ciò che era anche per Piero Gobetti: un’autobiografia della Nazione, un costante ritorno del sempre uguale, un vizio radicato nell’anima profonda di un Paese alla perenne ricerca di un duce, di un capo, di una guida, vittima della propria insicurezza esistenziale e della propria immaturità politica.

Bassani, da questo punto di vista, era l’opposto: mai tracotante ma convinto delle proprie idee e capace di sostenerle ed esprimerle con fermezza, promotore di talenti come Pasolini e Calvino, oltre che di decine di autori stranieri destinati a segnare la storia della letteratura, propulsore di cultura e conoscenza, uomo curioso e in lotta contro ogni fanatismo e strumentalizzazione mistificatoria della realtà.
Giorgio Bassani e il valore delle parole, lui che le amava, lui che ne viveva, lui che mentre scriveva si lasciava trasportare da un entusiasmo temperato dalla saggezza, lui che ci ha regalato pagine intense di vita vera, spaccati di esistenza quotidiana e sullo sfondo sempre lo scorrere di eventi lontani eppure incalzanti, con il loro incedere e condizionare le abitudini di moltitudini altrimenti mai lambite dalla grande storia.

Giorgio Bassani e quel desiderio costante di lottare contro l’indifferenza, l’omertà, la perdita di memoria storica, contro la rassegnazione silenziosa che ha spesso pervaso anche una parte delle nostre élite, caratterizzandosi, per l’appunto, come una sorta di fascismo cronico e senza sosta. Per questo è un autore che rimarrà, un autore sempre attuale, un autore che è morto da quasi sedici anni ma le cui opere hanno resistito all’oblio di questa stagione ignorante.

Giorgio Bassani: da Ferrara all’eternità, mentre i pensieri continuano a scorrere veloci nella nebbia di notti apparentemente interminabili.

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