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Italia-Slovenia, verso il ripristino della frontiera. “Inefficace e pericoloso”

 

La misura “straordinaria” servirebbe ad arginare il crescente flusso. Forti (Caritas): “Possibile che gli arrivi siano 300-400, la pressione è forte per effetto dei ‘vasi comunicanti’. Ma chiudere le frontiere è misura da stigmatizzare, inefficace e rischiosa: mette in crisi i principi dell’Unione e sposta migranti su rotte più pericolose”

 

ROMA – Dopo Svezia e Danimarca, anche l’Italia pare seriamente intenzionata a ripristinare controlli di polizia su almeno una delle sue frontiere: quella con la Slovenia. La notizia è di queste ore, il Viminale parla di misura “straordinaria”, che si renderà necessaria qualora il flusso di migranti, già consistente, dovesse subire un ulteriore aumento. “Effettivamente il flusso di arrivi dalla Slovenia è crescente – conferma Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas Italiana – come ci segnalano le nostre sedi locali. E’ verosimile che gli arrivi siano 300-400 a settimana sia verosimile. E’ un flusso poco visibile – riferisce – perché terrestre e spesso notturno. Ed è un flusso crescente, soprattutto ora che la progressiva chiusura delle frontiere in area balcanica ha provocato quello che noi chiamiamo l’effetto dei ‘vasi comunicanti’: quando un migrante trova bloccato un ingresso, si sposta in quello aperto più vicino. Dalla Slovenia arrivano quindi ogni giorno nelle nostre regioni di confine siriani ma anche tanti afghani. Tanti arrivano per restare, come ci segnala per esempio la nostra sede di Biella, dove molti afghani si stanno fermando”.

Chiudere le frontiere è però per la Caritas una soluzione innanzitutto inefficace: “La reazione che si sta avendo in Europa è da stigmatizzare – commenta deciso Forti – In Europa, in verità, le tensioni verso la chiusura c’erano già prima della vicenda siriana. Poi l’arrivo di 1 milione di persone ha toccato nervi scoperti e ha fatto reagire di pancia. Ora – continua Forti – se anche l’Italia ripristinerà il controllo alle frontiere, entrerà in un circuito che sappiamo non porterà lontano: consiste nello scaricare al paese più vicino o più a sud un problema dalle caratteristiche epocali, che non si risolverà certo chiudendo le singole frontiere. E’ la mancanza di un piano europeo che fa muovere i Paesi in ordine sparso, chiudendosi a riccio”.

Si tratta, per la Caritas, di una soluzione non solo inefficace, ma anche pericolosa, per almeno due ragioni: primo, perché “mette in crisi i principi fondanti dell’Unione. Una delle domande che dobbiamo porci è: ‘L’Europa sta finendo? L’identità europea è in crisi?’ La questione dei profughi deve darci l’opportunità  di rileggerci e riflettere sulla debolezza dell’Unione, la cui tenuta viene messa in discussione dagli alibi del terrorismo e della pressione migratoria.  Ma sappiamo tutti bene che la chiusura di frontiere non risolve l’uno né l’altro problema”.

Il secondo pericolo che si annida nel ripristino delle frontiere è ancora più drammatico: “il nostro timore – riferisce Forti – è che i migranti, i quali certo non si scoraggiano di fronte a una frontiera chiusa, saranno costretti ad abbandonare la rotta balcanica, più sicura, per imboccare quella del Mediterraneo, che sappiamo essere la più pericolosa. Il rischio è che l’unico canale d’ingresso all’Europa resti quello in cui registriamo il maggior numero di morti”. (cl)

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