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“Il mondo è là. Arte moderna a Trieste. 1910-1941”

 

Trieste, fascinosa città, da sempre cosmopolita e multiculturale, crogiuolo di lingue e religioni diverse. Trieste città di frontiera, per oltre 50 anni confine fra ovest e est, fra l’occidente e i paesi comunisti. Trieste città fino alla Grande Guerra territorio dell’impero austroungarico che Tito avrebbe voluto parte nella Repubblica Federativa di Jugoslavia. Un luogo di incontro e transito, non solo di merci via mare, ma di idee e di avanguardie artistiche. Un gruppo di studiosi di settori diversi dell’arte si sono cimentati in una lettura non provincialistica del rapporto fra gli artisti triestini e il resto del mondo in un periodo ben definito; dagli ultimi anni di presenza austriaca fino alla seconda guerra mondiale. E’ nata così la mostra dal titolo “Il mondo è là. Arte moderna a Trieste. 1910-1941”, realizzata dalla Provincia nel museo “Magazzino delle Idee”, spazio espositivo vis-à-vis del mare, dove un tempo venivano accatastate le merci in arrivo dal porto. Oltre 50 gli artisti esposti, pittori e scultori, molti dei quali si formarono a Monaco, Vienna, Budapest, Parigi, Venezia e Firenze. Circa un centinaio le opere, provenienti da importanti musei e collezioni private internazionali; da Tel Aviv, Lugano, Fiume, Lubiana ma anche nazionali come Milano, Roma, Venezia e naturalmente del Friuli Venezia Giulia.

Fra la particolarità della mostra la presenza di opere di collezionisti privati, spesso capolavori non accessibili al pubblico in un caleidoscopio di stili, linguaggi e tematiche, espressione di un contesto culturale e sociale dalle tante componenti. Opere che dialogano e stupiscono per la bellezza e nella vivacità del percorso espositivo. Non si tratta di una mostra su Trieste e il suo territorio, ma dello sguardo della città verso uno scenario allargato. Una riflessione sul posizionamento di Trieste verso la modernità, dai secessionismi al ritorno all’ordine, ai postimpressionismi. Dall’ambito europeo si guarda all’Italia, dalla classicità agli arcaismi, attraversando allo stesso tempo le avanguardie, il realismo magico e i postimpressionismi. Il titolo trae spunto e ispirazione da una celebre frase appuntata nel taccuino del pittore Gino Parin il sentimento di “ ricerca” di fronte a un contesto mutato.

In mostra le opere di oltre 50 artisti: Franco Asco, Libero Andreotti, Giuseppe Barison, Rodolfo Battig-Melius, Santo Bidoli, Umberto Boccioni, Vittorio Bolaffio, Anna Maria Boldi, Glauco Cambon, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Ugo Carà, Giorgio Carmelich, Felice Casorati, Augusto Cernigoi, Bruno Croatto, Filippo de Pisis, Alessandro Filipponi, Leonor Fini, Arturo Fittke, Ugo Flumiani, Enrico Fonda, Achille Funi, Ferenc Futó/Csülök, Mario Lannes, Adolfo Levier, Piero Lucano, Manlio Malabotta, Giovanni Mayer, Giannino Marchig, Arturo Martini, Guido Marussig, Piero Marussig, Marcello Mascherini, Carlo Michelstaedter, Umberto Moggioli, Arturo Nathan, Gino Parin, Veno Pilon, Sofronio Pocarini, Arturo Rietti, Franz Roh, Ottone Rosai ,  Ruggero Rovan, Romano Rossini, Odino Saftich, Antonio Sant’Elia, Carlo Sbisà, Attilio Selva, Pio Semeghini, Ardengo Soffici, Luigi Spazzapan, Vito Timmel, Romolo Venucci.

La mostra è curata da Patrizia Fasolato, Enrico Lucchese e Lorenzo Nuovo e il bel catalogo a colori  comprende I saggi di  Daniele D’Anza, Massimo De Sabbata, Rossella Fabiani, Patrizia Fasolato, Giulia Giorgi, Vania Gransinigh, Maurizio Lorber, Enrico Lucchese, Lorenzo Nuovo, Tina Ponebšek, Sergio Vatta.

Una seconda sezione della mostra, dedicata all’arredo negli appartamenti del Duca Amedeo di Savoia Aosta, è allestita al Castello di Miramare.

L’esposizione resta aperta, con ingresso gratuito, fino al 31 gennaio, da martedì a domenica. In calendario tre visite guidate gratuite: sabato 16 e 31 gennaio alle ore 17 e domenica 24 ore 11.

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