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Caso Cucchi: annullare l’assoluzione per i medici che dovevano tutelare la salute di Stefano

 

Il sostituto procuratore generale Nello Rossi ha chiesto in Cassazione di ribaltare la sentenza di secondo grado che aveva visto tutti gli imputati assolti: 6 medici, 3 infermieri e 3 agenti di polizia penitenziaria. Nella requisitoria il pg ha chiesto invece un nuovo processo per 5 medici del Pertini dove Cucchi è morto il 22 ottobre del 2009. Al momento dell’ingresso in ospedale gli esami sulla salute del ragazzo erano stati svolti dalla dottoressa Caponnetti. Dai risultati emergevano: condizioni generali buone, stato di nutrizione discreto, apparato muscolare tonico, apparato urogenitale con nulla da rilevare. Eppure, ha evidenziato il procuratore generale, Stefano pesava 34 chili ed aveva un catetere inserito recentemente da un medico del Fatebenefratelli. La Caponnetti era stata accusata di falso ideologico ma la sua condotta è stata ritenuta solo superficiale. Per lei l’assoluzione è confermata. Però i referti medici che descrivevano lo stato di salute di Stefano, “devono essere considerati come un capitolo clamoroso della sciatteria e trascuratezza dell’assistenza riservata a Cucchi al Pertini”. Proprio per la trascuratezza nell’assistenza è stato richiesto l’annullamento dell’assoluzione per gli altri 5 medici che hanno seguito Cucchi in quei giorni. Quello di Stefano è stato secondo il pg Nello Rossi, “un caso di eccezionale gravità” perché il ragazzo “è sempre stato nella custodia di uomini appartenenti alle forze dello Stato che legittimamente lo avevano arrestato e ne avevano limitato la libertà ma che proprio in ragione di questo potere avevano l’assoluto dovere di custodirne l’integrità fisica e rispettarne la dignità”.

Ma queste parole non sono riferite ai 3 agenti della polizia penitenziaria, per i quali invece è stata confermata l’assoluzione. Anche il legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, ha rinunciato al ricorso presentato nei loro confronti. Dopo aver ascoltato il pg Nello Rossi, l’avvocato ha infatti detto di registrare quanto da lui sostenuto. Allo stesso tempo però ha sottolineato come nell’inchiesta bis, la procura di Roma abbia parlato di un violentissimo pestaggio nei confronti del ragazzo. Le nuove indagini vedono indagati non più gli agenti della polizia penitenziaria ma carabinieri della stazione Appia, che hanno portato Stefano prima a casa dei genitori, poi alla stazione Casilina per il fotosegnalamento. È alla luce delle nuove indagini che il legale, oltre all’annullamento delle assoluzioni, dalla Cassazione si aspetta anche il riconoscimento del nesso causale: “Stefano è morto per le botte subite. Punto”.

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