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Destre insieme, 5Stelle e Partito della Nazione

 

Non moriremo renziani, scrive il Giornale dopo il patto a tre, suggellato nella piazza di Bologna, tra Salvini, Berlusconi e Meloni. Un patto fra sospetti e arrière pensées. Antonio Polito lo narra dal punto di vista di Berlusconi: “se non puoi batterli unisciti a loro”. Repubblica da quello del capo della Lega, questa volta in camicia bianca: “Salvini a Berlusconi, il capo sono io”. Meloni, infine, spera di poter correre per tutte le destre come candidato sindaco a Roma. Si tratta -è evidente- di un patto di necessità e d’interesse. Di necessità, perchè l’epopea berlusconiana -la destra che sfogava in piazza il suo odio per i comunisti ma credeva di poter far “sognare” tutti gli italiani-, oggi si è definitivamente conclusa. Di interesse, perchè, unendosi, post-forzisti, post-fascisti e post-leghisti possono puntare a superare il movimento 5 stelle e giorcarsi la partita elettorale al secondo turno dell’Italicum. Oggi vincerebbe il Pd di Renzi, dice Ilvo Diamanti, ma Demos vede uno scarto di appena 4 punti, 52% contro 48%, non un fossato incolmabile.

Sindaci, lo spettro sono i ballottaggi con i grillini, scrive la Stampa. Il movimento 5 Stelle candiderà a Torino Chiara Appendino, una “bocconiana” di 31 anni -ha studiato con Boeri, dicono i giornali-, a Milano una disoccupata e consigliera di zona, Patrizia Bedori, a Bologna, uno scrittore di fiabe che sogna di conquistare l’anima della sinistra del Pd. Contro queste scialuppe corsare, il Partito della Nazione appare, per ora, assai più forte. A Milano si fa avanti il manager, prima commissario poi AD di Expo, Giuseppe Sala. A Roma si vorrebbe ritentare il “loro Mattarella” candidando Zingaretti, un politico made in Pd dopo l’orgia prefettizia di Tronca e Gabrielli. Casini -“Ora con Renzi senza vergogna”- e Alfano porteranno acqua e clienti. Ma quanta acqua e a che prezzo i clienti?

Salottieri, minoritari. Il presidente del Pd, Matteo Orfini, accusa Sinistra Italiana: “governiamo tante città, vogliono rompere solo per logiche nazionali”. Dice Cesare Damiano: “la possibilità di andare in ordine sparso alle prossime amministrative trascina con sè il rischio di una potenziale sconfitta”. E sui giornali, suonano oggi altri camopanelli di allarme. Sergio Rizzo, Corriere, racconta come lo Stato abbia appena saldato, per 107 milioni, i debiti dei Democratici di Sinistra, dopo che Sposetti ha fatto sparire il debitore, passando ad anonime donazioni quel che restava del patromonio ex Pci. É l’effetto di una legge del 98, ma non giova lo stesso in tempi di astio per i partiti. Da parte sua, il Sole24Ore titola a tutta pagina: “Giovani e lavoro: bonus con poco appeal”. Che gufi questi imprenditori!

Il Papa e la condanna dei corvi, “Rubare è reato”. Bergoglio ne ha parlato all’Angelus, mostrando di non avere tabù e promettendo di andare avanti con il lavoro di moralizzazione. Se l’attico di Bertone fosse stato ristrutturato anche coi soldi del Bambin Gesù (ospedale pediatrico) “sarebbe un fatto di cui vergognarci e a cui por rimedio”, ha detto il segretario della CEI, Galantino.

Dall’estero. L’Arabia Saudita continuerà a pompare petrolio, nonostante il crollo del prezzo abbia messo a dura prova la sua economia. Insomma è guerra, per ora economica, tra i produttori del golfo. Un fondamentalismo del Sinai, Abu Osama Al Masri, dietro la bomba che la fatto esplodere l’aereo russo. É chiaro che il capo del gruppo Stato Islamico, Al Bagdadi, reagisce alle difficoltà sul campo in Siria e Iraq esportando la guerra ovunque possibile. La Birmania avrà il suo presidente naturale, Aung Sans Suu Kyi, ma sotto l’occhio vigile dei militari.

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