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Stai serena Bianca

 

Cociancich, Esposito, Aquilanti. L’uomo del giorno si chiama Cociancich, è stato capo scout di Renzi e ha firmato un emendamento alla legge di riforma costituzionale che, secondo il Corriere, “aggira i voti segreti”. Prima di lui, quando si era trattato di imporre al Senato l’Italicum, l’emendamento “canguro” era stato presentato dal senatore-assessore Esposito. Nell’uno e nell’altro caso, svela la Stampa, l’estensore si chiamerebbe Aquilanti. Ottimo funzionario della Commissione Affari Costituzionali che ho conosciuto all’inizio della legislatura, allora molto preoccupato per i propositi del governo di modificare alla bell’e meglio la Costituzione. Poi la Boschi lo ha sfilato alla Finocchiaro e Renzi alla Boschi. È un funzionario e se Finocchiaro, Boschi, Renzi gli chiedono come silenziare il dibattito in aula sulle competenze del Senato, Aquilanti scrive il testo. Cociancich ed Esposito firmano, Zanda bastona l’opposizione, Les Jeux son faits.

Primi sì in aula, lite su Grasso, Repubblica. Ieri la maggioranza ha respinto i primi emendamenti con 169 – 171 voti. La prima lezione da trarne è che a nulla sarebbe servito “il taxi” di Verdini se la minoranza Pd (Gotor, Corsini, Lo Moro) non avesse fatto un patto con Renzi. La metà più uno dell’aula è infatti di 161 senatori, e senza i 24-25 ex dissidenti, la maggioranza di ieri non sarebbe stata tale, perché sarebbe scesa sotto i 150 voti. La seconda lezione, più che altro una conferma, è che sulla riforma si continua a decidere in trattative riservate, non in commissione nè in aula. Un emendamento assai moderato che definiva meglio le competenze, e che avevo firmato con gli altri 28, è stato ritirato per intercorsi accordi con il governo. Nessuno mi aveva neppure avvertito e, naturalmente, io l’ho votato. Insieme a Tocci e a Casson. Poi Chiti ha votato (come noi) un emendamento Calderoli per consentire al Senato diritto di parola sui temi etici. Per i giornali, 4 sono gli “irriducibili”. Il governo però non è ancora contento: Grasso ha lasciato un margine per sub emendare il canguro. Vergogna!

325mila nuovi posti in un anno, Stampa. Per Renzi, “effetto jobs act”. Dario Di Vico spiega invece come  la parziale ripresa dei consumi e la creazione di qualche posto di lavoro si spieghino con il boom del turismo, legato alla crescita del valore del dollaro e alla rinuncia di molti italiani di andare all’estero per fare le vacanze in Italia. Il commercio si sta ristrutturando e non assume. L’industria nemmeno, semmai sta riassorbendo la metà (e l’altra?) dei dipendenti che aveva messo in cassa integrazione. Sole 24Ore aggiunge che le borse sono in rialzo (solo) per l’effetto deflazione (-0,1 dei prezzi a settembre). E il Fondo Monetario parla di “crescita globale deludente”. Giannelli disegna un borghese che guarda il Tg3: “Siamo usciti dalle sabbie mobili, lo ha detto Matteo Renzi. Sull’ argomento trasmettiamo l’intervista al capo del governo, seguirà un commento del segretario del Pd, è nostro ospite il ministro delle riforme”. Titolo: “L’informazione secondo Matteo”.

Stai serena Bianca. Complice il funerale di Pietro Ingrao – che cerimonia bella e commovente! “Oggi festeggiamo un grande italiano” ha detto Ettore Scola – Renzi, tra rosse bandiere, bella ciao e pugni chiusi, ha accettato di lasciarsi intervistare dalla Berlinguer e l’ha “rassicurata” “noi (del governo) non intendiamo cacciare nessuno”, ma non ha sconfessato il suo pretoriano Michele Anzaldi: “finché la legge prevede che la Commissione abbia il ruolo che ha, è sacrosanto che i suoi membri esprimano le loro opinioni”. Sul Fatto Quotidiano e su Repubblica Massimo Giannini commenta: “inizia la caccia, Renzi ha liberato i cani. Si smorzano i toni ma la sostanza non cambia”.

Se mezzo milione (di firme) vi sembran poche. Pare che gli 8 referendum di Civati non abbiano superato lo scoglio delle firme, nonostante l’impegno generoso di chi stava ai banchetti. Penso da tempo che non sia affatto utile fare il cavaliere solitario, la mosca cocchiera, o il leader (più o meno carismatico) al tempo della crisi dei partiti. Per contendere a Renzi il primato della politica serve generosità e spirito unitario, ricucire i fili del dibattito, discutere le scelte politiche con tutti e con ognuno. Come faceva Ingrao, senza Leopolde né tecnici fidati che snocciolano verità. Insomma non pretendere di imporre una (improbabile) weltanschauung ma misurarsi sulla sfida del momento. La prossima la imporrà Renzi: il referendum plebiscito sulle riforme costituzionali. Dovremmo per tempo organizzare il “No”. Su Repubblica Alessandro Pace spiega che l’accordo Renzi-minoranza sull’elezione dei senatori è un pasticcio incostituzionale.

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