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“La bestia”, un apologo morale sulla genesi dell’intolleranza

 

Il libro di Beppe Lopez che analizza le origini dell’odio per il diverso. Un romanzo, ambientato in un medioevo fantastico, “una favola edificante per adulti sulla ‘costruzione’ del nemico”

di Emanuela Stella*

Uno straniero, che parla una lingua incomprensibile e gutturale, che ha un aspetto ripugnante, che per tacito accordo doveva rimanere nascosto “senza disturbare”, facendosi i fatti suoi “e consentendo a noi di farci i nostri”. Uno che dissemina malattie e infezioni, un semi-umano, magari frutto dell’accoppiamento tra un uomo e una scimmia, il babau delle storie che si raccontano ai bambini (“stai buono o arriva la bestia e ti mangia”). Ebbene, questo personaggio all’improvviso vìola il patto che gli era stato imposto e si presenta alle porte della città gridando al mondo: io esisto, io ho diritto di esistere.

Come nasce l’intolleranza. E’ la vicenda, un po’ conte philosophique  un po’ apologo morale, di La Bestia!, il libro di Beppe Lopez uscito per Manni Editore presentato il 14 maggio nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana: uno studio sulla genesi dell’intolleranza, che trova nell’odio per il diverso – visto come aggressivo, feroce, ingordo – il necessario collante. Il romanzo, ambientato in quel medioevo fantastico che tutti ci portiamo dentro, è per esplicito intento dell’autore “una favola edificante per adulti sulla ‘costruzione’ del nemico”, quell'”altro” che da sempre viviamo come minaccioso, e che preferiamo relegare in una categoria umana inferiore. Un “ferùsculo”, in questo caso, come ci racconta Lopez con un uso ricco e sapiente della lingua e molte digressioni nel dialetto barese, un sotto-uomo che bisogna respingere e nascondere alla vista.

Inventare un nemico esterno per tenere unita la società. “Dopo la prima fase di costruzione dello Stato unitario, il regime si accorse di avere bisogno di nuovi Pericoli, per tenere insieme e sotto controllo la neonata comunità nazionale  –  scrive Lopez, raccontando un’epoca lontana che somiglia tanto a quella di oggi. – È capitato spesso nella storia degli uomini, e credo che capiterà sempre, anche alla più evoluta e democratica delle società organizzate, che una comunità, un villaggio, una città o uno stato si senta immotivatamente assediato. In pericolo. O meglio: che qualcuno abbia interesse affinché ciò avvenga, affinché questo assedio sia percepito, affinché questo pericolo costituisca – a prescindere dalla sua reale consistenza o drammatizzazione o totale inconsistenza – l’elemento determinante, la spinta decisiva per una riforma necessaria, anzi ‘improcrastinabile’ dell’organizzazione sociale e statuale, e degli stessi valori comunitari: una riforma e spesso uno stravolgimento di regole, di procedure e di comportamenti pubblici e privati a carattere fatalmente autoritario”.

Lo scontro con il diverso e l’utopia della comprensione reciproca. Al centro dell’allegoria una questione di drammatica attualità: il rapporto con lo straniero, la ferocia della contrapposizione al diverso e l’utopia possibile della comprensione e dell’accettazione reciproca, in una società che impone standardizzazione, omologazione, finalizzazione del tutto alla produzione e alconsumo. Beppe Lopez, nato a Bari nel ’47, è stato prima giornalista politico e poi scrittore. Ha partecipato alla fondazione di Repubblica, ha collaborato con le più importanti testate nazionali ed ha diretto l’agenzia Quotidiani associati.

  • Pubblicato su Repubblica.it

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