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Il comunista del popolo.

 

Pietro Ingrao, il comunista del popolo. “Comunista”, sembra strano scriverlo per via degli stereotipi che si raccontano da un quarto di secolo. E sembra persino stretto, quell’aggettivo, per comprendere il partigiano, il Presidente della Camera, il poeta che amava il Cinema. Eppure è la parola giusta, per indicare l’impegno di una vita, l’utopia necessaria, la luna che indica la strada al viandante, la meta senza cui vivere diventa ordinario, far politica entrare in un mercato, e l’impegno perde spirazione. Fu comunista, Pietro Ingrao, ma se per Togliatti questo significò accettare la dura legge dell’Internazionale, per tanti sbagliare con il partito, lui restò sempre con il popolo. Sia in quel drammatico ’56, in cui considerò inevitabile la seconda e sanguinosa invasione dell’Ungheria, sia all’undicesimo congresso, quando rese pubblico il dissenso, “Non sarei sincero se dicessi a voi che mi avete persuaso”, e pure nel 1991 quando preferì “restare nel gorgo”, condividere lo smarrimento di un popolo senza certezze. Non un feticcio, però, popolo in carne e ossa: donne e uomini che Ingrao usava guardare negli occhi, che “sentiva” quando a ogni comizio scoppiava l’applauso, che ascoltava con affetto. Troverete sul Corriere un bel “pezzo” di Paolo Franchi e in libreria “La certezza del dubbio”, un libro di interviste curato da Vicaretti.

Gli indipendentisti vincono le elezioni e perdono il plebiscito, scrive il giornale madrileno El Pais. Sarà! Grande affluenza alle urne e gli indipendentisti, di destra e di sinistra, hanno conquistato il 47,8% dell’elettorato e la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento Catalano. Ora dicono “ciao a Madrid” e preparano l’indipendenza. In un clima di festa. Lo sconfitto è Rajoy, che ha impedito il referendum (dove non sarebbe bastato il 47,8) e ha minacciato i Catalani (fuori dall’Europa, mai più un derby di calcio Barca Real). Si è rivelato un politicante liberista ed euro dipendente, come tanti, ed è stato travolto dalla storia. Perchè la Catalogna è nazione da oltre mille anni, perchè è repubblicana e la Spagna monarchica, perchè ogni 11 settembre ricorda la Caduta di Barcellona nel 1714, perchè Franco proibì l’uso della lingua e la lingua prosperò. Ora l’Europa degli Stati e dell’Euro è davvero in braghe di tela. Che fare, tenersi Castiglia e Andalusia e lasciar fuori la Catalogna? Ora Madrid, se vuole evitare un divorzio definitivo, dovrebbe costruire uno stato transitorio plurinazionale (oltre ai Catalani, i Baschi, e non solo) e battersi perchè l’Europa diventi casa comune dei popoli e delle nazioni. In Spagna si vota a dicembre.

Primi raid, la Francia colpisce in Siria, Repubblica. Tutto cambia così rapidamente che, frastornati, abbiamo l’impressione che non cambi nulla. I mirage, per esserci in Medio Oriente, Obama che si incontra con Putin. l’Iran chiave della soluzione in Medio Oriente mentre l’Arabia saudita ritira milioni di dollari per finanziarsi la guerra nello Yemen. Se Stati Uniti, Russia e Iran trovassero l’intesa all’Onu, per il Califfo i giorni sarebbero contati, la monarchia saudita finirebbe  destabilizzata, Israele dovrebbe cercarsi un’altra politica. Se non lo trovassero, temo che la guerra dilagherebbe, i profughi scapperebbero a milioni, l’Isis imporrebbe per anni la sua barbarie.
La povertà si batte combattendo corruzione e guerre. Parola di Obama e titolo della Stampa. Corbyn intanto chiama Piketty per scrivere insieme a lui  il programma del Labour. La critica radicale al neo liberismo entro in un tempio del socialismo: de Varoifakis “nun se semo liberati”. Intellettuali, politici di buona volontà cercano strade nuove. E l’imbroglio Volkswagen potrebbe scombussolare l’industria dell’auto e forse cambiare il rapporto (malato) tra capitale e politica al potere. Sì, Pietro, tutto cambia, è giusto cercare, vale la pena di lottare.

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