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Santo, un giornalista che merita di essere conosciuto e apprezzato

 

Ci sono tantissimi modi di essere giornalista. Santo Della Volpe è stato uno di quelli che merita di essere conosciuto e ricordato. Ci sono giornalisti irraggiungibili: lui era sempre disponibile. Ci sono giornalisti distratti: lui aveva sempre uno sguardo attento a tutto quello che accadeva nel mondo, vicino e lontano. Ci sono giornalisti superficiali: lui cercava di capire, prima di parlare. Ci sono giornalisti chiusi nel proprio mondo: lui era instancabilmente teso a gettare ponti con la società, si sentiva immerso nella “società civile responsabile” e se ne faceva parte attiva. Ci sono giornalisti sordi: lui era quotidianamente impegnato a dare voce alle vittime del lavoro, all’antimafia, a chi lavora per la pace, a chi sta lottando per costruire un paese migliore.

Santo Della Volpe credeva nel valore straordinario del suo lavoro e lo faceva con passione, con amore. Credeva nella Rai. Credeva nel servizio pubblico e non ha mai smesso di lottare per realizzarlo, per colmare il vuoto che spesso separa le parole dai fatti. Impossibile ricordare quante riunioni, quanti incontri, quante telefonate abbiamo condiviso nel tentativo di unire chi sta dentro e chi sta fuori, di formare nuove alleanze tra la società civile e il mondo dell’informazione, di aprire nuovi varchi nel muro del silenzio che circonda tanti drammi e realtà. Col tempo Santo è diventato un amico, un vero amico, uno di quelli che non ti tradiscono mai, che si vedono nei momenti di difficoltà, quando altri ti fanno terra bruciata attorno. A lui mi ha sempre unito la tenacia e lo spirito positivo, due virtù straordinarie che gli hanno consentito di superare una lunga serie di amarezze, sconfitte e delusioni. Le stesse con cui ha affrontato sino all’ultimo giorno la malattia.

Santo Della Volpe è stato il conduttore e coordinatore di molte delle dirette televisive della Marcia PerugiAssisi. Così è stato anche l’ultima volta, il 19 ottobre dell’anno scorso. Non stava bene, le sue forze se ne stavano già andando. Ma fece di tutto per esserci e ci riuscì. Anche grazie all’abbraccio caldo dei colleghi amici del TG3. Ricordo ancora il suo sorriso solare, su alla Rocca di Assisi. Si era appena conclusa un’altra giornata straordinaria, una di quelle che più ti sfiancano e insieme ti ricaricano. Santo era felice di aver visto tanta bella gente, di aver realizzato una bella diretta e di aver vinto un’altra sfida personale. Così lo voglio ricordare, oggi e per sempre, ringraziandolo per la bella amicizia e la bella lezione che ci ha regalato.

Alla famiglia, agli amici, ai colleghi del TG3 va l’abbraccio della Tavola della pace, del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, della Rete della PerugiAssisi e l’impegno a tenere in vita, assieme ad Articolo 21 e a quanti lo vorranno, il suo spirito e la sua preziosa lezione.

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