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De te fabula narratur

 

Piovono pietre. Dalle prime pagine, una sinfonia di cattive noitizie per il governo. Repubblica: “Marino sotto assedio per mafia capitale.Si dimette dirigente del Pd”. Corriere: “Salta il piano UE sui migranti” e nell’occhiello “Fronte del no tra i sindaci pd. Casson: Venezia ha già dato”. “Stampa: “Putin in Italia. USA preoccupati”. Il manifesto :”Non ha i numeri”. Il Fatto, “Renzi va sotto sulla scuola…Dopo il segnale del ras delle Coop (“Se parlo del centro di Mineo casca il governo”), gli alfaniani avvertono il premier: disertano il Senato e la maggioranza salta. Tradotto: il nostro sottosegretario non si tocca”. Il Giornale: “ Sinistra nel caos. Scandali, amici, arresti, dieci domande a Renzi”.

E non basta. Nelle pagine interne troverete i resoconti della riunione del gruppo Pd dell’antimafia -io c’ero- dove Rosy Bindi ha risposto con durezza a un tale Carbone – e qualcun altro- secondo cui avrebbe dovuto depennare  De Luca dalla lista dei non candidabili…per ragioni di partito. Titolo del Corriere: “Nuove tensioni Pd Bindi”. “Renzi ci rispetti”, Repubblica. Landini ha definito “Mascalzonata politica” – e ne ha attribuito la responsabilità a Renzi-  la pagina del Corriere che liquidava Coalizione Sociale per la presenza fra gli spettatori di alcuni “vecchi” (Parlato, Mineo) e di alcuni ex potere operaio (Piperno, Scalzone). Pagina corredata da un fondo della retroscenista Meli che  ricamava sul possibile nesso persino con le Brigate Rosse, quelle che uccisero il sindacalista della FIOM Guido Rossa.
L’improvvisazione con cui Renzi ha affrontato alcuni temi viene al gran giorno . In politica estera è giusto incontrare Putin, ma allora si dovrebbe mettere in chiaro un amichevole dissenso con gli Stati Uniti e cercare una soluzione alternativa per l’Ucraina. Altrimenti si passa per furbi e l’amministrazione americana la fa pagare. Su mafia e corruzione il premier ha titilatto l’idea a 5 stelle che tutti i mali venissero dalla politica, ma quando gli è convenuto si è detto “garantista”, sostenendo come come ha sempre fatto la destra, che nessuno politico possa essere allontanato prima di una condanna definitiva. Renzi ha firmato il codice dell’antimafia, ma poi ha candidato De Luca per non perdere in Campania. Prima non ha scoraggiato la guerra del Pd romano a Marino, poi si è aggrappato al sindaco per non cedere la capitale ai 5 Stelle. Si è fatto nemici: Mauro che ha cacciato -insieme a Mineo- dalla Commissione Affari Costituzionali, Letta, cui ha fatto lo sgarbo della campanella e non ha voluto commissario europeo. Nemici “asfaltatati” e disprezzati che gli rendono il ricevuto con gli interessi.
Lo storytelling. Di più, a me sembra che il premier sia rimasto impigliato nella stessa rete che aveva lanciato per manovrare a suo favore l’opinione pubblica. Aveva assoldato una banda di mercenari, giornalisti senz’arte, ex portaborse avvelenati con i loro mentori, giovani insofferenti delle gerarchie o ansiosi di affermarsi per meriti speciali. Con tutti costoro, lui e Sensi, si scambiano ogni giorno decine di messaggi. Ma costoro non sanno che farsene di un leader più riflessivo, che non meni ogni giorno fendenti. E tremano davanti al rischio che il capo perda il mito della invincibilità: ne andrebbe di mezzo loro reputazione. Così gli forzano la mano e Renzi non può smentirli.
Riforme giacobine. Ma il punto centrale è un altro. Matteo Renzi vuole per la scuola, il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione, la Rai, il fisco, una delega molto ampia al governo. Ha poi imposto leggi che rendono inamovibile per 5 anni il premier eletto, lo sbarazzano del Senato e riducono i poteri di controllo della Camera. È un programma giacobino. La situazione (internazionale ed economica) è difficile, gli spazi nei quali operare angusti: si dia carta bianca al comitato di salute pubblica. La storia però insegna che i giacobini, quelli veri, ebbero il sostegno del popolo fin quando Parigi era minacciata dall’aggressione internazionale e dalla Vandea. Dopo, finirono sul patibolo.

De fabula narratur: o Renzi ascolta e cambia – il disegno di legge sulla scuola sarà un banco di prova- o va a sbattere l’Italia con lui.

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