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Che cosa sta accadendo nell’opinione pubblica italiana

 

Il ruolo delle società specializzate nel rilevare i mutamenti nell’opinione pubblica degli italiani è stato centrale negli ultimi mesi del governo Renzi perché i mutamenti, se si parte dalle elezioni europee del 2014 su cui l’ex sindaco di Firenze ha fondato gran parte della sua sicurezza di aver conquistato una maggioranza in crescita costante, sono stati già notevoli ed occorre parlarne per capire che cosa succederà da qui alle prossime, incerte (come sempre in Italia) consultazioni politiche generali.  Che avvengano di qui a tre anni, nel 2018, come Renzi amerebbe o prima, come vorrebbero i suoi interlocutori o meglio ancora competitori.

Sul piano della stima elettorale, pur con tutta l’incertezza  di questi rilievi, quando non si conosce ancora la data del voto, si passa per il partito democratico dal 40,9 % al 32,2 % nel giugno 2015, per i Cinque Stelle dal 21,2% al 26,1%, per Forza Italia dal 16,8% al 14,2% e per la Lega Nord dal 6,2% al 14,0%,Sel e altri di sinistra aumentano da 4,0% al 5,2% ma diminuiscono, sia pure di poco, NCD e UDC e Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale rispettiva mente da 4,4% a 3,5% e da 3,7% a 3,3% . Espressione di un malessere e di una distanza tra elettori e forze politiche che non ha risparmiato nessuna forza politica, soprattutto quelle di governo ma senza privilegiare in nessun modo quelle di opposizione.  Se si vuol seguire i rilievi che riguardano  i giudizi del governo su ogni materia, si scopre che in totale è d’accordo il 39%, che   sulle riforme  istituzionali  e sulla legge elettorale è d’accordo il 35% sulla scuola e sull’università il 34%, sul tema della lotta alla corruzione il 31%, sul tema del lavoro e della disoccupazione il 28%, sul tema dell’immigrazione il 23% e sul tema delle tasse il 18%. Percentuali tutt’altro che confortanti da parte di un’opinione pubblica che è probabilmente smarrita e incerta sulla strada da intraprendere.

Una maggioranza schiacciante, il 76%, ritiene che Renzi si sia indebolito dopo le elezioni regionali e comunali del giugno 2015 e, a proposito del gradimento dei leader di partito, si va dal massimo che è ovviamente di Renzi passato da marzo a giugno dal 49% al 41% a Salvini balzato al secondo posto(da 32% al 37%) a Grillo(dal 25% al 31%),dalla Meloni(dal 33% al 30%) e poi via a Landini(passato dal 29% al 28%),a Berlusconi(dal 24% al 27%) a Vendola(dal 26% al 25%) e ad Alfano(dal 29% al 24%). In una simile curiosa classifica è interessante notare che all’indebolimento di Renzi, come di Alfano, corrispondono l’ingresso di Landini, possibile leader di una nuova coalizione sociale e l’ascesa per così dire di Salvini, nuovo leader della Lega Nord, dopo un periodo di scarsa presenza di questo movimento nel l’universo dei media. Alle previsioni sulla durata del governo Renzi il 39 per cento ritiene che durerà fino alla fine della legislatura nel 2018, il 17 per cento pensa che durerà invece pochi mesi(il 19%) o più di un anno ma non fino alla fine della legislatura(17%). Sulla corruzione politica il 47 % ritiene che sia o allo stesso modo(il 42%) o più diffusa (  48 %). E di fatto gli italiani pensano che nessuna forza politica è credibile sul contrasto necessario alla corruzione.

Sull’accoglienza agli immigrati la divaricazione è forte giacché negli ultimi mesi le percentuali sui respingimenti oscilla dal 45% al 51% e sull’accoglimento disponiamo di percentuali più basse, dal 41 al 46 %). Quanto allo sgombero dei campi dei ROM c’è una percentuale del 69% che si dichiara favorevole che tra gli elettori del PD è del 59% e cresce in Forza Italia(82%) e nella Lega Nord (84%).  Complessivamente gli avvenimenti degli ultimi sei mesi hanno determinato un forte disorientamento tra gli italiani almeno fino ad oggi e non si può dire che ci siano stati mezzi di comunicazione o singoli scrittori che siano riusciti a svolgere un’opera di rassicurazione e di chiarimento di fronte al succedersi di forti elementi di cambiamento.

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