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Le cose che accadono

 

 

Dicono: “Chi non vota la fiducia a un governo del suo partito, è fuori dal partito”. A me questa logica quasi da caserma, petto in fuori e avanti col dovere e la fedeltà, non mi convince per nulla. Però la ripetono in tanti, soprattutto quando è solo uno a farlo, a non votare quella fiducia, intendo, e molti dei ripetitori lo fanno anche urlando, così, per farsi forza o sentirsi più forti, forse.

Poi succede che, a non votare quella fiducia al governo sostenuto dal proprio partito, siano in tanti, e anche molti di quelli che urlavano prima, quando a non farlo era solo quell’uno o poco più, e forse anche qui lo fanno per sentirsi forti, o darsi forza, perché sono tanti.
E magari accade che uno, quell’uno che pure da solo non l’aveva votata, decida di andare fuori dal partito. E non per la questione della fiducia, che nemmeno a lui quella logica militaresca gli era mai andata bene, o per avere più potere e sicurezze, come spesso accade, ed è accaduto, a chi dalla minoranza passa nella maggioranza, raramente, se non mai, a chi all’inverso copre quel sentiero, ma proprio perché non si ritrova più con le cose che si fanno, che spesso, o quasi sempre, sono l’esatto contrario di quello che, tutti insieme, anche quelli che la fiducia la votano sempre e a prescindere, sulla fiducia, per capirci, dicevano prima, quando avevano chiesto i voti che sono serviti a eleggerli, tutti, i fiduciosi e gli sfiduciati.

E capita che gli stessi sostenitori del “chi non vota la fiducia a un governo del suo partito, è fuori dal partito”, non avendo votato la fiducia, cambino idea, e restino del partito perché proprio non se ne può uscire. Oppure, può essere che neanche prima credessero davvero a quella storia del “chi non vota, fuori è”, ma la ripetevano così, come si ripetono i cori da stadio, per darsi forza e sentirsi forti, o sentirsi forti per darsi forza, sapendo che, anche nel caso non venga fatta la parte della prima strofa, non necessariamente debba poi accadere la seconda.

Ora, a quell’uno, alcuni gli chiedono: “che farai?”. E però, quasi, non vogliono sentire la risposta, e quando le prestano orecchio, e lui spiega che vuole fare “quello e quello e quello” , mentre si sta facendo “questo e questo e questo”, gli rispondono: “ma quelle sono le cose che pure noi dicevamo, anche se poi facciamo queste, ma solamente perché non ci sono alternative”.

Ecco, appunto.

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