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Gao Yu, 7 anni di carcere per negare la libertà d’espressione

 

Comminare il carcere per reati di stampa è di per sé un crimine contro la libertà d’espressione di ciascun individuo. La paura di dover abbandonare i propri cari, gli affetti familiari e tutti gli elementi del lieto vivere quotidiano, può tradursi in un’auto-censura forzata cui molti governi autoritari hanno cercato di ridurre i propri cittadini. Spesso ci sono riusciti, costringendo alle sbarre i giornalisti più “audaci” per lanciare un “messaggio forte” a quanti avessero intenzione di imitarli; altre volte, indipendentemente dai provvedimenti assunti, il senso etico del libero pensiero e l’eco internazionale associato al tema, riescono a trascendere il singolo caso e a schierare il mondo a favore di un diritto negato.

È questo il caso di Gao Yu (nella foto), 71enne giornalista cinese, condannata tre giorni fa a sette anni di carcere con l’accusa di “tendenze per falso ideologico” aggravate dall’aver “rivelato segreti di stato”. Il suo avvocato, Mo Shaoping, si è dichiarato profondamente insoddisfatto dal verdetto della corte ed è pronto a ricorrere in appello. Con 7 anni di carcere, Gao Yu tornerebbe in libertà con poco meno di 80 anni anche se, come dichiarato da William Nee, rappresentante cinese per Amnesty International: “Indipendentemente dall’età e indipendentemente dalle condizioni di salute, il governo è determinato a reprimere la libertà di espressione”.

Gao Yu non è nuova di questi episodi. Nella sua carriera di giornalista ha già scontato diversi anni di reclusione: arrestata nel 1989 in quanto partecipante attivo alle proteste di piazza Tienanmen, fu rilasciata dopo 15 mesi per motivi di salute, mentre nel 1994 fu condannata ad altri 6 anni di galera (furono 5 per motivi di salute) per aver diffuso segreti di stato.

La sua dedizione e serietà professionale le sono inoltre valsi alcuni importanti riconoscimenti: Penna d’oro per la libertà (1995); Courage in Journalism Award (premio assegnatole dalle International Women’s Media Foundation nel 1995); prima donna a ricevere l’ UNESCO World Press Freedom Prize, nonché nominata tra i “50 eroi” per la libertà di stampa del XX secolo dall’Istituto internazionale della Stampa.

A distanza di pochi giorni dal verdetto del tribunale cinese, il mondo interno attende gli sviluppi di questa controversa vicenda.  Dopo le prime manifestazioni popolari a sostegno della giornalista, si attendono nelle prossime ore le mosse delle grandi organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani.

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