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L’usato passo di carica dell’armiamoci e partite

 

Condivido le parole del presidente del  Consiglio, che ha sottolineato come, sulla situazione libica, adesso più che mai serva “saggezza, prudenza e senso della situazione: non si passi dall’indifferenza totale all’isteria, alla preoccupazione irragionevole”. Soprattutto, sono felice che lo abbia fatto rimettendo nel giusto posto dichiarazioni che erano sfuggite ad alcuni suoi ministri, come quella della Difesa Pinotti o il suo collega agli Esteri Gentiloni, e a qualche europarlamentare, eccessivamente zelante nel dimostrarsi in linea con lo Zeitgeist dell’epoca attuale, che già vedeva la guerra come sbocco senza alternative, e prendendo un po’ del compassato standing di altri e autorevoli leader del passato.

Renzi dice niente isterie e decisioni affrettate. E fa bene. Chissà come la prenderanno quanti fra le sue schiere già si vedevano responsabilmente impegnati fra le dune del grande Erg, ma ripeto: Renzi fa bene; con la guerra non si scherza, perché in guerra si muore. Cosa che spesso ignorano gli interventisti a prescindere, sempre pronti a dire “partiamo”, con la sicurezza di non doversi muovere da casa. Perché sono contro ogni intervento militare? Perché è deciso dai ricchi ma ci muoiono i poveri, nell’assoluta noncuranza dei tifosi da salotto e con pure lo smacco di dover subire la “contrita commozione” dei potenti nell’accogliere le bare di ritorno dai luoghi dove essi stessi avevano mandato dei vivi.

È una realtà banale, forse scontata, ma fino a quando non avverrà il contrario, finché i poveri non decideranno per i ricchi, sarà solo un’altra forma del dominio classista. Roba vecchia? Certo: perché la guerra vi pare “roba nuova”? Sono stanco di dover guardare gli occhi della gente della mia schiatta riempirsi di lacrime per quelli di ragazzi che non guarderanno più il sole, solo perché alcuni non trovano soluzioni migliori e differenti per le loro questioni.

Se oggi la Libia è un mosaico insanguinato è anche perché capi popolo senza alcuna visione pensarono di poter risolvere con le bombe la faccenda di un capo tribù senza alcuna morale, che prima gli andava bene e poi scoprirono scomodo. Così come vale per l’Iraq o l’Afghanistan, in mano a quanti ieri o ieri l’altro si erano armati nella logica travisata degli interessi dell’Occidente.

Ecco perché sono contro la guerra quale “strumento di offesa” e come “mezzo di risoluzione delle controversie”. Ma soprattutto, mal digerisco l’abuso della prima persona plurale in verbi quali “intervenire”, “agire” o “partire” nelle argomentazioni di quelli che, per quelle parole, non corrono alcun rischio.

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