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Libia, la comunità araba in Italia: “Non c’è tempo da perdere”

 

Precipita la situazione nel paese, dove le fazioni vicine ai terroristi dello Stato islamico guadagnano terreno. L’appello della Co-mai, che raggruppa il maggior numero di comunità arabe presenti sul territorio italiano per una forte azione diplomatica: “Rischio colpo di Stato, bisogna agire”

ROMA – “Non c’è più tempo per trascurare la situazione tragica che da mesi regna in Libia: la situazione sanitaria e umanitaria è ormai tragica e la stabilizzazione del paese è necessaria per combattere l’avanzare del terrorismo”. La situazione sul campo in Libia, dove il paese è in mano ad un gran numero di fazioni locali in lotta fra loro all’interno delle quali stanno guadagnando sempre più terreno quelle legate ai fondamentalisti islamici e all’Isis in particolare, sta diventando terreno di confronto internazionale ogni ora che passa. L’Isis controlla l’intera fascia costiera, da Bengasi a Sirte, e Tripoli non è lontana. Il ministro Gentiloni ha affermato: “L’Italia sostiene la mediazione dell’Onu ma se non riusciamo nella mediazione, credo che bisogni porsi il problema, con le Nazioni Unite, di fare qualcosa di più: l’Italia è pronta a combattere, naturalmente nel quadro della legalità internazionale, non possiamo accettare che a poche ore di navigazione dall’Italia ci sia una minaccia terroristica attiva”.

Anche la Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia, che raggruppa il maggior numero di comunità arabe presenti sul territorio italiano) prende posizione con un appello del presidente Foad Aodi, che invoca un’azione diplomatica urgente. “La preoccupazione comune – dice – è il minimo comune denominatore della politica internazionale a seguito degli ultimi avvenimenti in Libia: questa grande preoccupazione e il rischio di un colpo di stato proviene dal mondo arabo ancor prima che dall’Europa. La prima prova ne è l’Egitto dove il Presidente Al Sisi evacua i suoi cittadini dal territorio libico dopo la pubblicazione delle foto da parte del regime dello Stato Islamico di 21 egiziani cristiani copti che sarebbero stati presumibilmente rapiti gli scorsi mesi”. “Non c’è più tempo – continua – per trascurare la situazione tragica che da mesi regna in Libia, da quello che ci informano giorno dopo giorno le nostre fonti mediche e cittadini libici locali anche su una situazione sanitaria ed umanitaria tragica visto che i feriti libici non vengono piu’ a curarsi in Italia ed in Europa”.

Dalla Co-mai parte un appello al presidente del Consiglio Renzi e al ministro degli Esteri Gentiloni “a promuovere un’azione diplomatica congiunta” che veda protagonisti il governo italiano (che è l’unico paese occidentale a mantenere aperta la propria ambasciata a Tripoli), Europa e Onu, che punta alla stabilizzazione della Libia. “Salvaguardare la Libia e combattere l’avanzamento del terrorismo sono due questioni che riguardano tutti e che mirano ad un interesse di pace condiviso a livello internazionale: bisogna salvaguardare tutti i cittadini del mondo, siano essi libici, italiani, stranieri o occidentali senza distinzioni di nazionalità o religione”. Il presidente Co-mai, facendo poi riferimento anche alle notizie di cronaca che raccontano di nuovi sbarchi di migranti a Lampedusa, partiti proprio dalle coste libiche, afferma che “non ci sarà mai una soluzione duratura contro l’immigrazione irregolare finché c’è instabilità in Libia ed un mercato degli esseri umani con enormi guadagni sulla pelle degli stessi immigrati ed i rifugiati politici”.

Da redattoresociale.it

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