Rohani e la visita all’ospedale di Baharlu

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Per la prima volta Rohani segue le orme di Ahmadinejad e fa l’adulatore di Khameney. Intanto Musawi e Karrubi restano in galera. E le riforme..
di Ali Izadi

Quando un anno e mezzo fa gli iraniani hanno votato Hassan Rohani avevano nelle teste e nei cuori due aspettative: il rispetto dei diritti umani, a cominciare dai loro, e quindi la scarcerazione dei simboli del movimento verde , Musawi e Karrubi, come segno di inizio di un processo di progressivo, magari lento, ma irreversibile cambiamento. E’ passato un anno e mezzo da allora e i due sogni degli iraniani rimangono tali, fondamentalmente per tre motivi:

1) perché Rohani ha guidato per più di dieci anni il ” consiglio di sicurezza nazionale”, l’organismo che da sempre segue ed esegue gli ordini e le direttive di Khameney, l’eterno organismo di avallo e giustificazione della brutalità del regime e degli apparati di sicurezza nei confronti dei detenuti politici ed ecco che Rohani, conosciuto come uno dei responsabili delle esecuzioni di massa di prigionieri politici, non riuscendo a negare quello che ha avallato nel passato oggi non può imporre la scarcerazione di Musawi e Karrubi.

2) Rohani in qualità di Presidente della Repubblica non riesce a superare o infrangere la linea rossa che sottopone il governo alla Guida Suprema, motivo per cui Khatami non è stato interessato a ricandidarsi per un nuovo mandato presidenziale. Tuttavia Rohani durante la sua campagna elettorale ha promesso agli iraniani che avrebbe “pensato” a Karrubi e Musawi, ma ora è legittimo il timore che quelle parole fossero solo slogan.

3) Arriviamo così all’accordo storico tra Khameney e Rohani, visto che Rohani da sempre è stato più vicino al campo politico del leader supremo che ai riformisti: per questo motivo Khameney ha dato il via libera a Rohani rispetto agli altri candidati, anche perché la situazione in Iran e specialmente il panorama internazionale erano critici, quindi Khameney capiva di non poter procedere contro la gente iraniana, e Rohani pure era consapevole di non poter sfidare Khameney.

Guardando al passato vediamo che c’era comunque una differenza evidente tra Ahmadinejad e Rohani: l’ ex presidente quando finiva nel mirino delle opposizioni o dei mullah si rifugiava sempre nell’adulazione di Khameney per salvarsi.
Questo Rohani non l’aveva mai fatto, essendo stato eletto proprio per questo, per criticare e “raddrizzare” l’Iran.

Ma in questi giorni è successo un fatto molto significativo: il presidente si è recato in visita a un ospedale di Tehran e un giornalista gli ha chiesto per quale motivo di tutti i centri ospedalieri della capitale avesse scelto di visitare proprio l’ ospedale Baharlu; il presidente ha risposto che il motivo era semplice visto che ” 33 anni fa il personale di questo ospedale ha slavato Khameney dai Mojahedin”! ( Khameney al tempo era stato ferito gravemente in una moschea in un attacco terroristico)

Ma Rohani sa che l’adulazione del leader non ha salvato Ahmadinejad e che, visti i motivi della sua elezione, rischia di rovinarlo. Ecco perché il presidente deve considerare che per gli iraniani l’esito positivo dei negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti sul nucleare ha un valore non se produce diritto a turbine ma se comporta democrazia, libertà d’ espressione, giustizia sociale e salvezza dalla piaga dell’inflazione: ma se il cerchio magico di Khamaney continuerà ad avere tutto il potere sarà dura ..


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