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Ingloriosa retromarcia. Caffè del 5 gennaio

 

Scrivevo ieri: Deus amentat quos perdere vult, Dio rende folli (acceca) chi vuole mandare in rovina (far cadere). La superbia che lo ha spinto a riunire il Governo a Natale per celebrare il proprio trionfo sta costando cara a Matteo Renzi. “Stop al salva-Berlusconi”, Repubblica. “Marcia indietro”, Corriere della Sera. “Renzi sospende subito la norma salva Berlusconi”, Stampa. “Si rimangiano il fisco giusto”, Giornale. 

Il commenti gettano sale sulla piaga. Di chi la manina – si chiede Liana Latella, segugio di Repubblica – che ha introdotto a Natale la depenalizzazione della frode fiscale per la modica quantità del 3 per cento? E indica tre possibili colpevoli: Casero, sottosegretario NCD amico di Berlusconi e ascoltato da Renzi che però s’è subito chiamato fuori, Lotti, sottosegretario factotum del premier, e Antonella Manzione, ex Capo dei Vigili a Firenze e ora messa a capo del Servizio Legislativo di Palazzo Chigi. Insomma: Renzi o Renzi. Il quale “si assume la responsabilità”, constata il Corriere. Sia pure giurando di non aver pensato all’amico Silvio: non facciamo leggi ad personam

E Folli, Repubblica, gli crede: “L’operazione era maldestra, tanto maldestra da rendere verosimile che né Renzi né Berlusconi fossero i diretti responsabili del pasticcio”. In effetti sembra impensabile che Giove abbia potuto a tal punto confondere le sinapsi del giovane premier: un dono di Natale a Berlusconi? Troppo idiota! Solo che se non era un dono è ancor peggio. Folli cita Talleyrand: “Peggio di un crimine, è un errore”. Pellegrino  parla di “norma indifendibile nel merito, di sgorbio grave quanto odioso che depenalizza il reato commesso dal ricco”. Dice Vincenzo Visco al Corriere: “Chi fa fatture false per mille euro non è punibile. Ma se una fattura è falsa è falsa. E vengono depenalizzate tutte le frodi colpite negli ultimi anni (quelle per i “derivati” per esempio)”. Pasticcio indifendibile, immondo.

E pasticcio di governo, che mette sotto accusa l’intero metodo Renzi. “Sempre più spesso – scrive Ferrarella sul Corriere – nelle sedute di governo non si capisce chi e perché faccia sparire in uscita norme che in entrata c’erano; o chi invece infili e faccia votare a distratti ministri norme che in entrata non c’erano, e che all’uscita nessuno più nel governo sembra riconoscere o addirittura conoscere”. Da Gufo potrei dire: avete voluto il Sindaco d’Italia? Volete – è questo l’obiettivo della legge elettorale che arriva giovedì in aula al Senato – un Parlamento senza alcuna autonomia e un governo, anzi solo un premier, che possa fare tutto ciò che vuole? Allora tenetevi i guai combinati dalla vigilessa di turno, rassegnatevi a cercare manine che non si troveranno, a chiedervi se sia stata “Furbizia o solo di ignoranza”.

Purtroppo Matteo Renzi sa fare politica ma gli manca una visione e mostra di non avere solide radici. È un geniaccio che si è imposto (a sinistra) nel vuoto ideale del ventennio berlusconiano. Per lui esiste solo il presente. E il passato serve solo a inverare l’eterno contingente in cui sa muoversi. La riforma del Senato? “Da anni il Pd parlava di Senato delle autonomie”. Come, in che contesto, perché? Non importa. Oggi cambia disco:  “il bicameralismo paritario è stato il più grande errore della Costituente”. Figuratevi che l’ha detto Napolitano e forse sta scritto persino su Wikipedia. La legge elettorale? Ma signori, quante volte l’abbiamo detto: ci vuole il premio di maggioranza, in modo che chi vince le elezioni sia sicuro di governare per 5 anni.  Di legge maggioritaria se ne parlava, in effetti, già al tempo della conventio ad escludendum, di mani pulite, della trattativa con la mafia. Per la verità il premio nell’accezione attuale fu inventato più tardi, da Berlusconi e Calderoli. Ma che importa, questione acquisita. Volete i collegi uninominali? Vi do i capi lista bloccati; fa lo stesso. Preferenze? Anche le preferenze, ma solo per i gufetti! Prendendo ciò che gli serve dalla soffitta della casa di famiglia, Matteo Renzi evita ogni confronto di merito e non fa i conti con la storia. Ma la nuova politica, che si sottrae a una valutazione critica del passato, riproduce la vecchia politica.

Mentre il mondo cambia. Lucrezia Reichlin scrive sul Corriere che sulla ristrutturazione del debito l’Europa “tratterà con Tsipras, forse sta già trattando”. Perché “le crisi del debito sono il risultato di comportamenti volontari delle due parti (creditori e debitori) e la loro soluzione non è la punizione di una sola (il debitore)”. E se Alexis Tsipras riuscisse laddove Matteo Renzi sta fallendo?

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