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No al termine “clandestino” negli atti pubblici. Salvini sull’Associazione Carta di Roma: “Anche le parole ci vogliono rubare

 
Ci hanno segnalato che il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ci ha dedicato un post sulla sua pagina Facebook. Così siamo andati a guardare. Eccolo:
«Non si usi più negli atti pubblici la parola CLANDESTINO. Questa la richiesta di Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, e dell’Associazione Carta di Roma, sostenuta da varie associazioni (di sinistra) e dalla Open Society Foundations, sostenuta dal finanziere americano George Soros. “Il termine clandestino è improprio, gravemente denigratorio e discriminatorio per gli immigrati” dicono gli illuminati. La mia risposta? L’immigrato illegale è CLANDESTINO, CLANDESTINO, CLANDESTINO! Anche le parole ci vogliono rubare…».
In effetti non si finisce mai di imparare. Non sapevamo, per esempio, che Amnesty International, il Centro Astalli e l’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati fossero associazioni “di sinistra”. Anche se ci viene il dubbio che per Matteo Salvini si cominci a essere “di sinistra” a partire dal momento in cui si decide di non assecondare il suo collega Mario Borghezio nell’esaltazione delle benemerenze di Adolf Hitler in campo ecologico.
Ma vogliamo rassicurare il segretario: non abbiamo alcuna intenzione di rubare la parola “clandestino”.  Diciamo solo che è una parola tecnicamente sbagliata quando si parla di richiedenti asilo ed è insultante anche quando si parla di un immigrato irregolare. È come definire “ladro” un parlamentare europeo assenteista. Non è gentile.
Poi, siccome siamo in democrazia, Matteo Salvini può utilizzarla quando vuole. Anche ripetendola tre volte di seguito. Come fanno i bambini dispettosi quando dicono “cacca, cacca, cacca”.
I bambini, però, al contrario di Salvini, lo fanno gratis.

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