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Una manovra senza alibi

 

Non è tanto una valutazione sulle singole misure che può dare la connotazione politica alla manovra finanziaria del Governo, su cui è anche un po’ troppo presto per dare sentenze definitive e totali. Ma un dato, più di tutti gli altri, permette già di coglierne la direzione. Quando Renzi, in un certo senso, ha anticipato i contenuti del testo agli imprenditori, ha detto loro: “adesso, non avete più alibi”. Ecco, questa è una sintesi perfetta dell’obiettivo politico delle azioni che Governo e maggioranza stando mettendo in campo: dare agli animal spirits dell’economia la possibilità di liberarsi e agire per la crescita.

Con uno Stato che pesi pochissimo e che regoli il meno possibile, si pensa di favorire la libera azione degli imprenditori che, non avendo più le pastoie di contratti troppo stringenti su questioni di lavoro e disponendo di più soldi per effetto della riduzione delle tasse, dovrebbero riprendere a investire e, di conseguenza, portare benessere e ricchezza. Certo, non è una novità nel discorso renziano l’enunciazione di princìpi simili. Dalla criminalizzazione della burocrazia alla lotta contro le strutture di mediazione, passando per l’invocazione di maggiore velocità e fino alla volontà di saltare e far saltare i corpi intermedi per ridurre anche le strutture dell’organizzazione pubblica, Renzi si pone in continuità con una lunga tradizione che ha sempre spiegato come solamente dalla libertà di chi fa impresa possa derivare lo sviluppo economico.

Un modo che, sebbene viene venduto come punto apicale dell’innovazione, in realtà è abbastanza antico: si chiama liberismo, ed era ed è un modello diverso, e concorrente, rispetto a quello che la sinistra, da sempre e ancora, proclama quale proprio. Anche perché, tutta questa lotta contro le forme organizzate del vivere comune, si potrebbe sintetizzare in una frase già ascoltata: “lo Stato non è la soluzione dei problemi, lo Stato è il problema”. Quindi, noi politici ve lo riduciamo al massimo, così voi imprenditori potete fare, senza alibi, ciò che volete.

Per carità, è una strada. Ma era la strada di Reagan, per citare l’autore della frase di prima, non quella della sinistra. Si può decidere di intraprenderla o meno, così come, chi diceva che voleva seguirne un’altra, ora può cambiare legittimamente opinione. Anche in questo caso, però, senz’alibi: si sceglie questa strada, perché si è deciso di lasciare quella che, quando si chiedevano i voti, si diceva di voler seguire.
Un solo dubbio: se, a un certo punto del cammino, ci si sposta dalle posizioni che si era detto di puntare a raggiungere e ci si appresta a perseguirne altre, a dissidere, a “sedere separatamente”, sono quelli che rimangono sulle prime o chi si accomoda sulle seconde?

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