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Le amnesie di Matteo   

 

Se c’è qualcuno autorizzato a dimenticare qualcosa , questo è Matteo Renzi , e non c’è bisogno di  spiegare spiespiegare sgare il perché. Ma non tutte le amnesie sono uguali ,e non tutte sono giustificabili. Sta diventando insopportabilmente grave il  suo disinteresse per l’incapacità delle camere riunite di eleggere  due giudici della Corte costituzionale , e dentro le camere riunite per  la misteriosa , inspiegabile e inquietante  testardaggine dei gruppi parlamentari del partito democratico a guidare un vero e proprio scontro istituzionale nei confronti delle massime istituzioni di garanzia : l’organo costituzionale da mesi imperfetto e la presidenza della Repubblica.  L’altro partito in causa , tale  in virtù di una ripartizione  divenuta così rigida da apparire  un affare privato di due forze politiche , mostra per la prima volta nella propria storia ventennale una sensibilità istituzionale del tutto assente nel partito democratico , attraverso la   propria disponibilità a cercare una soluzione resa impossibile dalla ostinata fissità dell’altro contraente .La dirigenza politica e parlamentare del partito democratico – sulle cose importanti costituita da  una sola persona- non ha ancora sentito la necessità di offrire una motivazione ,anche non plausibile, al proprio atteggiamento: per questo si può parlare di un mistero. Non esiste, nel panorama nazionale dei giuristi – anche dei giuristi “politici “, per tradizione ottimi giudici costituzionali per l’equilibrata composizione di competenze e sensibilità – una personalità degna di ricoprire quell’incarico ? Al punto che è meglio il vuoto?

A questo punto , non possono più bastare le cinque parole con cui i capi dei gruppi parlamentari del partito democratico  ripropongono una posizione che , ad ogni sua ripetizione , suona come uno schiaffone al capo dello Stato ed alla corte costituzionale : urge – urgerebbe – una parola del capo di tutto , governo e partito . Quanto meno per fugare il dubbio che la riforma del parlamento , cuore del cambiamento del paese nelle sue intenzioni e proclamazioni , abbia il solo scopo di  sveltire il percorso parlamentare dell’ attività legislativa del governo –    qualche disegno di legge e tanti decreti legge, sui quali  ultimi i controlli sull’esistenza dei requisiti costituzionali appaiono ormai sacrificati alle esigenze di uscita dall’emergenza economica e lavorativa. Uno scopo che sarebbe assai limitato ed egoistico  rispetto ai tanti scompensi istituzionali e parlamentari  .E ‘ormai scomparsa l’eco delle uniche parole sull’argomento  del capo del governo , a margine di un incontro con il capo dello Stato ,a  giustificazione della preoccupazione di quest’ultimo –  verosimilmente a quel momento assai attenuata rispetto ad oggi .

E’ ben vero che il passare del tempo ,anziché acutizzare la sensibilità dell’informazione , ha relegato l’argomento ai margini delle notizie e delle  riflessioni importanti  , ma  non sarebbe degno di un’aspirante statista basare i propri movimenti su valutazioni di opportunità , specie in materia istituzionale .

 

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