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Hong Kong, l’appello di Amnesty International per proteggere i manifestanti

 

Dal 25 settembre, decine e decine di migliaia di persone stanno protestando a Hong Kong per chiedere che le elezioni, previste nel 2017, si svolgano secondo un autentico suffragio universale e non, come prospettato dalle autorità cinesi, scegliendo a chi dare il voto tra un elenco di candidati selezionati e approvati da Pechino. Le manifestazioni si sono finora svolte in modo pacifico, seguendo un approccio non violento e civile basato sul riciclaggio dei rifiuti e la pulizia delle strade, la condivisione di cibo e acqua e l’uso di cartelli per scusarsi dei disagi causati.

Diverso è stato l’approccio delle forze di polizia, basato su due tattiche diverse. Nei primi giorni delle proteste, numerosi sono stati i casi di uso illegale della forza da parte degli agenti, presentatisi di fronte ai manifestanti in piena tenuta antisommossa. Gas lacrimogeni e spray al peperoncino hanno intasato l’aria dei quartieri in cui si svolgevano le proteste e hanno causato danni e ferite ai manifestanti. Poi, alla fine della scorsa settimana, la polizia è rimasta a guardare mentre donne e ragazze venivano prese di mira da contromanifestanti. Amnesty International ha raccolto testimonianze di prima mano di donne che sono state fisicamente aggredite e minacciate, mentre la polizia è rimasta in attesa senza fare nulla.

Tra ultimatum reciproci (dei manifestanti al governatore perché si dimetta, delle autorità ai manifestanti perché cessino le proteste), c’è il rischio che la situazione precipiti nella violenza. Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità di Hong Kong affinché si astengano dall’uso della forza illegale, proteggano i manifestanti pacifici dalla violenza e rispettino il diritto di manifestazione pacifica. L’appello può essere sottoscritto qui: http://www.amnesty.it/proteste-hong-kong

 

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