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Santa Rosalia liberaci dalla Corruzione. Una storia di “normalità” elettorale

 

di Giulia Crisci

Questo è il racconto di una vicenda accaduta realmente e realmente denunciata alle autorità. Questo però è pure il racconto di tante vicende accadute realmente e realmente taciute. Qui la storia ha protagonisti veri chiamati con nomi fittizi, è ambientata in Sicilia per comodità ma è spaventosamente perfetta anche altrove, basta modificare un po’ il dialetto tra le virgolette. C’è il dito e c’è pure la luna. È questo il motivo per cui la racconto così:

Ore 23.00 del 25 maggio 2014. Chiudono i seggi e squilla il telefono: è una delle mie più care amiche, Rosalia, brillante neolaureata che vive in Sicilia, che cento euro per una giornata di lavoro come scrutatore al seggio elettorale sembrano una fortuna.

Rosalia arriva al seggio e subito nota un signore che ne presidia il cortile, con un atteggiamento spavaldo conduce comizi spiccioli dell’ultimo minuto in un italiano stentato. La scrutatrice chiede al presidente e al segretario chi fosse quel tizio e loro, che al seggio ci stanno ormai ogni anno, da dieci anni, rispondono disinteressate: “È uno che è sempre qua, ormai lo conosciamo, questo qualche anno fa si è pure candidato e ora è presidente della circoscrizione, lassa perdiri va”.

Il signore accompagna un elettore all’interno del seggio e comincia a rimproverarlo fermamente: “Ti rissi che devi scrivere i nomi che ci sono sul pizzino che ti ho dato!”. Rosalia indignata chiede di sospendere qualsiasi attività propagandistica e di allontanarsi immediatamente dal seggio. Sembra essere l’unica scandalizzata. La segreteria del seggio con molta più tranquillità si limita a ribadire l’invito ad allontanarsi dall’aula.

Il signore però non si arrende, perché se la vocazione politica chiama un devoto risponde e lui non demorde. Rimane fuori dalla scuola e chiama i rinforzi, cinque amici più giovani ancora meno rassicuranti. Il “militante” si premura di fornire tutti i dettagli fisionomici della scrutatrice “esaurita”; così quando lei si avvicina loro possono interrompere i proseliti. A questi signori è riservato un trattamento più che amichevole dagli altri presenti, che pure ben sanno chi hanno davanti.

Ecco che arriva un’anziana donna che va incontro al signorotto, stanca e provata dalla corsa fatta per arrivare in tempo al voto: “Sono stata ad un funerale, per questo ho fatto tardi, comunque tu niente m’ha dari?“ (non devi darmi nulla?). Lui che aveva notato la presenza della scrutatrice rompiscatole è in difficoltà ed esita, si sposta e tossisce nel tentativo di dare alla fedele sostenitrice un segnale d’emergenza. Gli va male perché la fedelissima è mezza sorda, non lo sente e insiste. Si avvicina un giovane amico nel tentativo di salvare il salvabile: “Signora sta cercando un posacenere? Venga con me”. Si spostano e la signora – che non stava neanche fumando – riceve un pizzino (bigliettino).

Questa scena è sotto gli occhi di tutti che vedono ma non guardano, Rosalia è l’unica a intervenire: “ Questa storia deve finire! Signora mi dia subito quello che ha in mano”. L’anziana in un gesto rapido fa del pizzino una pallina e la lancia per terra. Rosalia testarda lo raccoglie, lo apre e vede il simbolo di un partito segnato e scritto in rosso il nome del candidato al parlamento europeo caldamente consigliato.

Tra le minacce la scrutatrice chiama le forze dell’ordine, a quel punto costrette a svegliarsi dal torpore e intervenire, registrano la denuncia.

Nessuno dei colleghi di seggio si aggrega alla testimonianza. I commenti però si sprecano: “Rosalia hai esagerato, potevi evitare”; “È inutile perché tanto non cambia niente”; “Brava Rosalia ti stimo, qua tutti vedono e nessuno parla, tu sei stata coraggiosa”. I commenti che apostrofano il gesto come scorretto, inutile o addirittura come eroico, convergono nel considerarlo ad ogni modo fuori dalla norma.

Fino a fine servizio gli amici degli amici la guardano dall’esterno in cagnesco, lei non lo sa se la stanno aspettando. È un po’ angosciata. Il coraggio mica è mancanza di paura, questo ce lo hanno insegnato, esso è piuttosto la capacità di non farsi condizionare dalla paura.

Abbiate pazienza se la vicenda vi appare un uovo di colombo; anzi se così è perdete la pazienza davanti alla “normalità” deviata a cui ci hanno abituati. Non siate pazienti, non verso chi vi ha di nuovo raccontato la stessa storia, ma contro chi ancora permette che la stessa si ripeta. Per denunciare i responsabili non basta dare un nome al signore che distribuiva pizzini e alla signora che li prendeva, non è utile descrivere il simbolo del partito, tutto ciò è stato già riferito alla polizia, il cui compito è accertare se di reato si tratta. Bisognerebbe nominare ad uno ad uno quanti abbassano la testa in segno di consenso, quanti pur vivendo da cittadini onesti avallano uno Stato generale disonesto. Gli stessi che retoricamente ti posano una mano sulla spalla se dici di no, ma loro il loro massimo è ni. Di prudenza si muore e di silenzio pure.

Non può più apparire straordinario il gesto di una ragazza che è sola a denunciare un reato consumato sotto gli occhi di tutti. Raccontare allora per negare qualsiasi consenso, qualsiasi complicità, al di là dell’episodio specifico. Vogliamo rivendicare fortemente l’ordinarietà di questo gesto, pur ricordandoci che in terra di mafia la normalità è rivoluzione.

Chi è di fede cattolica crede che Santa Rosalia liberò Palermo dalla peste nel 1624, diventandone la protettrice. “Beato il paese che non ha bisogno di eroi” scriveva Bertolt Brecht, e io senza voler mancare di rispetto a Bertol, aggiungerei “e manco di santi!”. In Sicilia quasi 42.655 persone portano il nome Rosalia. “La scelta è un miracolo che può ripetersi” mi dice Salvatore, uno di noi giovani sconzajoco* che di nomi e numeri ci viviamo.

*Sconzajoco è un termine in dialetto siciliano che indica un guasta feste, una persona che letteralmente scombina i giochi.

Da liberainformazione.org

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