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Umbria, narcomafie e “zona grigia”

 

Il mercato della droga in Umbria “è fra i più pericolosi” ma Perugia non è “la capitale del narcotraffico”. Lo scrivono i curatori della relazione della Commissione regionale d’inchiesta sul traffico di droga e il fenomeno mafioso nella regione. Oltre trenta pagine, quelle presentate oggi alla sede del Consiglio Regionale Umbro che tracciano una analisi del fenomeno dello spaccio a Perugia e nel resto della regione e del consumo di sostanze stupefacenti. E chiariscono  il ruolo che questo territorio gioca nella partita del narcotraffico internazionale, così come emerge dalle audizioni svolte in questi mesi dalla Commissione regionale. Da decenni, fonti investigative, confermano come la regione sia attraversata da un traffico di droga di notevole portata, a carattere internazionale. E come le stesse organizzazioni criminali internazionali siano dedite alla tratta e allo sfruttamento degli esseri umani. Ma la Commissione d’inchiesta invita a non “enfatizzare” il fenomeno pur ribadendo che rispetto alla pericolosità di questi traffici c’è “il massimo livello di guardia e non sono ammesse sottovalutazioni”.

La rete dei narcotrafficanti in Umbria. «La droga arriva qui dallo scalo aeroportuale di Roma e dal porto di Napoli, trasportata prevalentemente dai cosiddetti “ovulatori”, il cui arresto ha permesso di individuare i luoghi di provenienza – spiegano i consiglieri della Commissione d’inchiesta. Secondo le autorità di pubblica sicurezza i “grossisti” che riforniscono il prodotto in origine appartengono a organizzazioni mafiose. La caratteristica del fenomeno dello spaccio in Umbria e a Perugia è che l’intera catena distributiva è nelle mani di organizzazioni straniere, specializzate nelle varie fasi e nei diversi tipi di sostanze». «E’ molto probabile, comunque, che all’arrivo delle grosse partite di droga in Italia esistano contatti anche saldi con i fiduciari dei grossi clan tradizionalmente legati al narcotraffico e che i gruppi operanti a Perugia e in Umbria – aggiungono – risentano degli accordi intercorsi ad alto livello, contribuendo agli incassi delle organizzazioni maggiori». Tutto questo denota un accordo tra le varie cosche che si spartiscono i proventi.  Dalle audizioni della Commissione d’inchiesta, inoltre,  «risulta che i gruppi di origine straniera più massicciamente operanti nella catena dello spaccio sono riconducibili a nigeriani, albanesi e magrebini, con un particolare comportamento dei tunisini». Una pax di matrice mafiosa consente di dividere gli affari: «i nigeriani importano gli stupefacenti e sfruttano la prostituzione, così come gli albanesi, con territori riservati dove gli uni non invadono quello degli altri, mentre ai nordafricani viene riservato, quasi in esclusiva, lo spaccio al dettaglio». «La familiarità e la consuetudine del mercato perugino negli ambienti del narcotraffico nordafricano – inoltre – è notevole e denota l’esistenza di un’organizzazione che ha le sue radici in Tunisia». A raccontare questa presenza criminale sul territorio ci sono anche i numeri: 24 morti per overdose nel 2012, 6 a Terni e il resto nel capoluogo umbro. Nell’audizione del questore D’Angelo, si fa cenno ad un primo allarme sui dati relativi alla provincia di Terni “contagiata” da numeri senza precedenti che fanno pensare ad un allargamento del fenomeno anche nella bassa Umbria. Inoltre, «dovendo tracciare un profilo medio, il morto per overdose è uomo tra i 30 e 40 anni – spiega nell’audizione il Questore. Con ciò si contraddice un altro stereotipo che lega la Perugia capitale della droga alla presenza dei molti studenti universitari». Infine una caratteristica tutta umbra: nel mercato locale della droga, in controtendenza, gli investigatori segnalano la diffusione dell’ “eroina da fumo”. Si tratta di un dato che «va al di là degli aspetti relativi alla moda dell’uso di una sostanza piuttosto che altra, non si può sottovalutare la possibilità di un legame tra i Paesi produttori e le organizzazioni che trattano più di altre l’importazione di eroina». Inoltre, le caratteristiche di questo consumo cambiano rispetto ai decenni passati: oggi – segnalano gli investigatori – ci troviamo di fronte ad un consumo di droga “totalmente individuale” e non di gruppo o di rito collettivo.

Fare rete contro il narcotraffico: la proposta della Commissione d’inchiesta. Un fenomeno, quello del narcotraffico in Umbria e nel capoluogo perugino, a lungo sottovalutato, spesso enfatizzato altre volte non compreso nella sua gravità e  che la Commissione nella sua relazione prova a portare dentro una analisi che parte dalle fonti investigative che in questi anni si sono occupate direttamente del fenomeno, analizza i dati forniti dai dipartimenti Sanitari che si occupano di tossicodipendenze ma guarda anche alla necessaria reazione del territorio, istituzionale e sociale. E elabora delle proposte. Fra le altre: la costruzione di una rete che metta in contatto le realtà sanitarie, culturali e formative, ovvero strutturazione di una vera e propria “intelligence” capace di interagire con le varie forze di polizie investigative italiane e straniere, con particolare riferimento alle procure distrettuali antimafia e con approfondimenti anche sui temi del racket e dell’usura”.  Inoltre,  stabilire e/o rafforzare i meccanismi di comunicazione istituzionale fra i vari Dipartimenti della Regione, infine, coinvolgere i giovani “molto attivi nel contrasto alle mafie a livello territoriale” e sensibilizzarli in particolare sul binomino “spaccio uguale mafie”. Un concetto semplice ma che sembra – secondo la Commissione – ancora lontano dall’essere davvero compreso dal tessuto sociale regionale. Infine, realizzare una “mappa dello spaccio” che permetta di organizzare l’analisi del fenomeno, rafforzare le comunicazioni con le Ambasciate di provenienza dei soggetti che costituiscono questa rete internazionale del narcotraffico in Umbria e porre maggiore attenzione alle “dipendenze” correlate come quella del gioco d’azzardo che in Umbria fa registrare numeri elevati e colpisce gli over 65. La Commissione lancia anche una proposta a carattere nazionale: si svolga a Perugia la prima conferenza fra le tante Commissioni d’inchiesta regionali su mafie e narcotraffico, per fare il punto delle attività e scambiare le buone prassi messe in atto in questi anni.

Da liberainformazione.org

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