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Rodotà e la cultura che s’imbarazza mai…

 

Al popolo che ignora (per scelta e/o induzione) la natura e il significato delle cose, è facilissimo far passare per bianco ciò che è nero, verità per bugia, falso per autentico, fatto mostruoso per patto naturale. Del resto è in questo modo che moltissimi ciarlatani e millantatori nazionali tra pubblici e privati possono, ancora oggi, conquistare onori e/o incassare oneri a palate. Dimostrazione di tale assunto è stata recentemente fornita da elementi del Foglio, immediatamente supportati da conniventi, che hanno adoperato (niente meno che) Rodotà a proprio -diretto o indiretto-  uso e consumo.  L’ex presidente del consiglio nonché ex senatore/cavaliere/ ex condannato solo nei primi gradi di giudizio, insomma l’ex voto perché finalmente condannato e interdetto in ultimo grado,  disse che gli italiani possedevano quozienti intellettivi inferiori di molto ad adulti maturi. Per quanto difficile da inghiottire, è per lo più vero.  Che però ‘sto amarissimo boccone insista in quanto fortemente voluto dal nostro sistema (tra pressappochismi e deliberati posizionamenti d’ostacoli insormontabili) in particolar modo proprio dal suo governo, è mai stato ufficialmente reso pubblico! Ed è perciò che quellilì hanno avuto buon gioco a spacciare Rodotà (degnissimo uomo, ancorché Maestro Giurista) per voltagabbana! Nel 1985 (subdolo periodo epocale che toccò l’apice per mala fede e malfattori) poche menti sagge e preoccupate avevano capito che ormai le due camere parlamentari, scegliendo l’andazzo trend, avevano irrimediabilmente perpetuato il tradimento contro il principio costituzionale del bicameralismo perfetto. Rodotà apparteneva ai saggi ed è perciò che insieme con altri propose (drastiche) modifiche al sistema in quanto era indispensabile proteggere, salvaguardare, tutelare la sovranità del popolo (organismo parlamentare) contro la pericolosa, insinuante, veloce  minaccia di “prepotenza” di governo -dato lo svilimento delle due camere- composto da una manciata di pochi capeggiati da uno solo (da qui decreti d’urgenza, fiducia, deleghe ecc.). Dando uno sguardo al piano rinascita e ai desideri del ventennale capo di governo oggi pregiudicato, non è poi così difficile capire il timore e dunque l’avvertimento di Rodotà all’epoca. Capiti quelli (da qui l’importanza di non restare ignoranti sul significato di governo e parlamento!) diventa conseguente avvertire e immediatamente capire l’abissale differenza che c’è tra la natura della modifica d’allora e quella che oggi questo governo pretende!

Quelli del Foglio (e i loro) sembra proprio che vogliano stravolgere la natura della cosa. Provo moltissima pena per coloro che in quelli (e nei loro omologhi) credono ciecamente, ma per tutti quegli altri che pur non credendoci fanno il loro gioco, provo vergogna e disgusto.
Rodotà invece, da quel gran signore che è, accenna giusto a un “culturalmente imbarazzante”…

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