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Presidente Renzi, c’è una sfida alla quale non può sottrarsi: quella sulla libertà di stampa

 

Il neo Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dinanzi a se molte sfide, e complesse anche. Si tratta, dapprima, di ridare fiato ad un Paese che sembra (da molto, ormai) boccheggiare e, poi, di cambiare o per meglio dire stravolgere un sistema che sembra, quasi completamente, incancrenito. Ma c’è una sfida, fra le tante, alla quale non può sottrarsi: ed è quella sulla libertà di stampa. Non soltanto perché chi propugna l’idea di un “nuovo inizio” non può prescindere da una libera stampa che è l’emblema di una moderna Democrazia, ma soprattutto perché chi, come lui, ha fatto del rinnovamento la propria ragione non può non prestare attenzione ad una situazione, quale quella italiana, che è unica nel mondo occidentale.

Scrivo da queste pagine perché, anche da queste pagine, da anni ed ogni giorno passa il racconto di una libertà (quella di stampa) spesso mortificata ed avvilita; scrivo perché il nostro Paese non può più attendere una ridefinizione, organica, delle normative civili e penali che sovraintendono alla libertà di stampa ed ai reati commessi nell’esercizio della professione giornalistica. Faccio appello, anche, all’età del nostro Presidente del Consiglio, un’età che non è lontana dalla mia e da quella di non pochi giornalisti, spesso free-lance e precari, che quotidianamente raccontano il potere e le sue deviazioni e facendolo devono fare i conti con le conseguenze di questa loro scelta: citazioni in sede civile e querele in sede penale.

E spesso, senza grandi gruppi editoriali alle spalle, in grado di proteggerne la libertà. E così, sempre più spesso, la libertà, sì proprio la libertà, deve misurarsi e rapportarsi alle proprie condizioni economiche. Si ricorderà, di certo, il nostro Presidente del Consiglio delle querele, minacciate, dal senatore del suo partito, Vladimiro Crisafulli, nei confronti di Pif, per avere, quest’ultimo, denunciato l’incompatibilità del senatore con un partito che è (anche) figlio di Pio La Torre. E deve sapere, il nostro Presidente, che il suo partito, a Marsala, sostiene un sindaco che ha denunciato, prima a nome del Comune (e dunque a nome di tutti i cittadini) e poi in proprio il direttore di una testata (Marsala.it) reo, a dire del sindaco, di ledere l’immagine della città. Su quest’ultimo caso non aggiungo nulla, perché essendo il difensore del direttore e della testata, ogni commento sarebbe inopportuno, ma resta il fatto che è bene che il Presidente Renzi operi, anche all’interno del proprio partito, un radicale cambio di scena, perché non risulta che esponenti del New Labour o dei Democratici americani citino in giudizio la stampa.

È bene che il nostro Presidente del Consiglio avvii, con la stessa rapidità con cui affronta la politica quotidiana, l’iter di una riforma del reato di diffamazione che, per esempio, escluda il carcere per i giornalisti e soprattutto che adotti, per le citazioni in sede civile, il modello statunitense nel quale chi chiede una somma a titolo di risarcimento ne paghi, poi, la metà in caso di rigetto della domanda. Perché, dice bene il Presidente Renzi, c’è una Italia fatta di gente che lavora quotidianamente senza risparmiarsi e di questa Italia fanno parte tanti giornalisti che, spesso a proprie spese, svolgono una delle funzioni cardine della Democrazia, con poche tutele ed andando incontro a rischi notevoli. Lo scrivo perché, occupandomi professionalmente, della difesa dei giornalisti conosco bene il prezzo della loro libertà: il prezzo di riunioni infinite a predisporre memorie, la spada di Damocle di una condanna sempre possibile e talvolta la tentazione di lasciar perdere, di tirarsi indietro perché non è nell’ordine naturale delle cose che per raccontare il potere si debba, sempre, finire nei Tribunali della Repubblica.

Ecco, poiché il nostro Presidente del Consiglio, e lo dico con sincera ammirazione, spesso prende ad esempio i paesi anglosassoni quali modelli da imitare è auspicabile che, almeno per qualche minuto, riservi la sua attenzione ad Articolo21 o a Ossigeno per l’Informazione così da poter comprendere quali e quanti sono gli ostacoli, oggi, alla libertà di stampa. Che pretenda, anzitutto dal proprio partito, una condotta che riservi alla stampa risposte chiare, anche dure se è il caso, ma non querele o citazioni.

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