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Pensioni. Quasi la metà sotto i mille euro al mese

 

di  Amerigo Rivieccio

ROMA – Diminuisce l’ammontare delle pensioni e diminuisce anche il numero dei pensionati. I dati distribuiti oggi dall’Istat descrivono l’Italia delle pensioni, un Paese dove il 42,6 per cento dei pensionati percepisce meno di 1.000 euro al mese, dove i pensionati diminuiscono in numero e dove i nuovi pensionati percepiscono assegni sensibilmente più bassi degli assegni già erogati.

Un sogno per chi vive in una dimensione ultra rigorista dei conti pubblici, ma un incubo per i lavoratori.

La spesa complessiva in rapporto al Pil continua a crescere

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat ciò che dovrebbe preoccuparci maggiormente è l’andamento del Pil. Mentre nel 2012 la spesa complessiva per pensioni, pari a 270,72 miliardi di euro, è risultata in aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, un incremento decisamente ridotto, la sua incidenza sul Pil, che nel 2012 ha avuto un andamento fortemente negativo, è cresciuta di 0,45 punti percentuali passando dal 16,83% del 2011 al 17,28% del 2012.

E che il sistema pensionistico italiano sia diventato particolarmente ‘avaro’ con i suoi associati è evidenziato anche da altri dati. Diventa infatti sempre più difficile arrivare alla pensione, tanto che

Le persone che hanno iniziato a percepire una pensione nel 2012 sono 626.408, mentre ammontano a 701.101 le persone che nel 2012 hanno smesso di esserne percettori.

Il numero complessivo dei pensionati è cioè diminuito di ben 75mila unità.

Ma anche una volta arrivati alla agognata meta il premio che ci aspetta sarà più ridotto, ci fa infatti sapere l’Istat che il reddito medio dei nuovi pensionati è pari a 14.068 euro ed è inferiore sia al reddito dei pensionati cessati, che avevano una media di 15.261 euro annui, che a quello dei pensionati che già nel 2011 percepivano almeno una pensione, il cui reddito medio è invece di 16.403 euro annui.

Come sono distribuiti gli assegni

L’importo medio annuo delle pensioni è pari a 11.482 euro, 253 euro in più rispetto al 2011 (+2,3%), questo dato è differente dal reddito medio da pensione in quanto ciascun pensionato può percepire più di un assegno. Mentre il 67,3% dei pensionati è infatti titolare di una sola pensione, il 24,9% ne percepisce due e il 6,5% tre; il restante 1,3% è titolare di quattro o più pensioni.

Quasi la metà dei pensionati, il 42,6%, percepisce un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese; il 38,7% tra 1.000 e 2.000 euro, il 13,2% tra 2.000 e 3.000 euro; il 4,2% tra 3.000 e 5.000 euro e il restante 1,3% percepisce un importo superiore a 5.000 euro.

Evidenziano i problemi delle donne nel mondo del lavoro di oggi e ancor più in quello di ieri i dati sulla distribuzione per genere. Le donne rappresentano infatti il 52,9% dei pensionati ma percepiscono assegni di importo medio pari a 13.569 euro contro i 19.395 degli uomini, ma soprattutto oltre la metà delle donne, il 52,0%, riceve meno di mille euro al mese, a fronte di circa

un terzo (32,2%) degli uomini.

Come distribuzione territoriale il 47,8% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro e il restante 31,7% nel Mezzogiorno.

Rgs. Sistema in equilibrio. Per i pensionati equilibrio da ritrovare

Ha il sapore quasi di una beffa quanto dichiarato oggi dal capo dell’Ispettorato Generale per la Spesa Sociale della Ragioneria Generale dello Stato, Francesco Massicci che, in un’audizione davanti alla commissione di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale della Camera, ha sottolineato come: “La sostenibilità macroeconomica del sistema pensionistico italiano è, in prospettiva, tra le migliori in Europa”.

Se il Paese continua ad incassare contributi tra i più alti del mondo ed erogare ai nuovi pensionati pensioni ad un pelo dalla sopravvivenza sembra difficile che il sistema non sia in equilibrio finanziario, il problema è infatti l’equilibrio e la sostenibilità sociale di questo sistema.

Codacons. Rivalutare all’inflazione almeno le pensioni più basse

In merito al dato relativo ai pensionati sotto i mille euro, oltre 7 milioni di persone il Codacons ha dichiarato “sono pensioni da fame che andrebbero almeno rivalutate all’inflazione reale. Salvo siano evasori che non hanno mai versato contributi, si tratta di anziani che vivono di stenti e rinunce e che non arrivano alla terza settimana del mese. Ecco perchè il Governo Renzi, dopo aver dato 80 euro in busta paga ai lavoratori dipendenti, utili ma non certo sufficienti a ridare capacità di spesa alle famiglie dopo oltre 12 anni di progressiva erosione, deve ora occuparsi di pensionati e disoccupati, che finora non hanno avuto nulla.”

Per l’associazione dei consumatori  non bisogna cedere alla tentazione di prendersela ”con le pensioni di reversibilità, di guerra, di invalidità, o con i pensionati che hanno tra 2000 e 3000 euro, come se questi ultimi fossero miliardari solo perchè stanno un po’ meglio degli altri. Il punto non è toccare i diritti acquisiti, ma semmai aumentare la tassazione per tutti quelli che guadagnano più di 90.000 euro, pensionati e non. Quanto previsto dall’ultima legge di stabilità, ossia il contributo di solidarietà per i pensionati che hanno un trattamento che supera 14 volte il minimo, cosa di per sè giustissima, è già stato giudicato incostituzionale dalla Corte e l’Inps, sulla base di quella sentenza, ha già dovuto restituire i soldi ai super pensionati. L’unica via, quindi per rimediare e non incorrere in una nuova sentenza, è modificare le aliquote Irpef innalzando quelle massime, oggi ferme al 43% per chi dichiara più di 75.000 euro”.

Da dazebao.it

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