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M5S, dimissioni e non solo.

 

L’intervento, in aula, del senatore Maurizio Romani

Signor Presidente, volevo fare una comunicazione di carattere personale. Ieri sono stato sollecitato a chiarire la mia posizione all’interno del Movimento 5 Stelle.

Anche se mi sono dimesso da senatore, continuo a far parte del Movimento. Questo perché credo nei suoi ideali e voglio continuare a dare il mio contributo. Se così non fosse, sarei entrato nel Gruppo Misto. Magari mi sarei tenuto lo stipendio. No, grazie. Sono qui per fare altro.

Sono qui perché Beppe Grillo ha toccato le corde della mia coscienza civile e ha riacceso il mio amore per una politica partecipativa, trasparente, senza conflitti di interesse. Sono qui perché Grillo mi ha chiamato a far parte di una rivoluzione di pace.

Beppe ha un linguaggio provocatorio, ma il suo è un messaggio di cambiamento positivo. Per me, questo messaggio non ha nulla a che fare con il processo sommario a cui ho assistito l’altro giorno.

Il nostro regolamento prevede l’espulsione per chi non rispetta le regole: su questo non si discute. I motivi delle mie dimissioni sono altri. Primo, l’espulsione è stata gestita in modo sommario, senza rispettare le nostre regole interne. Secondo, se uno di noi vuole esprimersi in assemblea, deve poterlo fare liberamente, senza che altri glielo impediscano con accuse e aggressioni verbali.

Beppe Grillo, nel suo comunicato politico numero 45, afferma che ogni parlamentare è libero di esprimersi senza chiedere il permesso a nessun capo-bastone. Questa libertà è la forza del Movimento; è la forza che spinge tanti di noi a lavorare nelle Commissioni, seriamente e senza clamore, portando avanti progetti per il Paese attraverso il continuo confronto su problemi concreti, per cercare soluzioni positive. Questo per me è il volto autentico del Movimento.

Senza questo impegno concreto rimangono solo gli slogan. Se poi si aggiunge la violenza verbale, si finisce per ostacolare il cambiamento che cerchiamo di realizzare.

lo mi impegno a dare il meglio di me stesso e mi chiedo: che esempio sto dando? Che esempio voglio dare a chi, dopo di me, continuerà il mio lavoro? Mi hanno detto che sono qui per fare il politico, che non devo metterci l’anima o la coscienza: qui siamo in guerra. Ma io mi chiedo: come facciamo a fare le cose senza amore, senza metterci del nostro, senza essere in sintonia con la nostra coscienza?

Da corradinomineo.it

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