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Violenza sulle donne, oltre 60 milioni le vittime in Europa

 

Relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali. Il 33% delle intervistate sopra i quindici anni dichiara di aver subito violenza. Quella sessuale ha riguardato il 12%. Ma il 67% ammette di non aver denunciato

BRUXELLES – “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”. Così cantava Fabrizio De André nella Canzone del maggio, e mai versi furono più appropriati per definire i risultati della prima relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) sulla violenza fisica, sessuale e psicologica subita dalle donne in ambito domestico, lavorativo, pubblico e su internet. Non c’è infatti nessun paese dell’Unione Europea che può dirsi esente dal problema. Nella più completa indagine al mondo sulla violenza contro le donne, emerge che il 33% delle intervistate sopra i quindici anni ha subito violenza fisica e/o sessuale, in pratica una donna su tre. Se proiettato sullo scenario europeo, il dato è sconvolgente: sarebbero sessantadue milioni le donne ad aver sperimentato una tal forma di violenza. Inoltre il 22% delle intervistate ha subito violenza da parte del partner e il 5% è stata vittima di stupro, indicando come stupro la violenza sessuale fatta usando la forza, e quindi con una definizione in senso molto stretto. Come dire, le vittime di stupro potrebbero essere molte di più. Continuiamo con i dati: quasi il dieci per cento delle intervistate che hanno subito violenza da un uomo diverso dal proprio partner indica che nell’episodio più grave era coinvolto più di un autore della violenza stessa.

Il 43% ha subito violenza psicologica da parte di un partner attuale o precedente, come ad esempio l’umiliazione pubblica, l’obbligo a restare chiusa in casa, l’obbligo della visione di materiale pornografico e minacce di violenza fisica. Il 33% ha subito violenza fisica o sessuale durante l’infanzia, e il 12% in particolare ha subito violenza sessuale (nella metà dei casi da sconosciuti).

Il 18% ha dichiarato di essere stata vittima di stalking e il 5% di esserlo stato nell’anno precedente all’intervista.

L’11% ha ricevuto avance sessuali online, tramite i social network o tramite messaggi, e la percentuale sale al 20% se si considerano le donne fra i 18 e i 29 anni. Il 55% delle donne ha subito una qualche forma di molestie sessuali, che nel 32% dei casi sono state commesse da parte di un superiore, di un collega o di un cliente. Infine grave il dato sulle mancate denunce della violenza alla polizia o ad altre organizzazioni, che riguarda il 67% delle intervistate.

La ricerca chiarisce l’esigenza – da parte dei datori di lavoro, dei servizi sanitari e dei provider internet – di mettere in atto misure per arginare il problema. Inoltre formula una serie di raccomandazioni per gli Stati membri e per i responsabili politici a livello nazionale ed europeo. In particolare chiede a tutti i paesi Ue di ratificare la convenzione di Istanbul per combattere la violenza sulle donne, di considerare la violenza sulle donne e quindi lo stupro come materia di interesse pubblico e non privato (ci sono ancora paesi in cui lo stupro avvenuto all’interno del matrimonio non è considerato tale) e di adattare le legislazioni nazionali in merito alle molestie sessuali per far fronte alle nuove minacce provenienti da Internet e dalle nuove tecnologie mobili. Viene inoltre auspicata una maggiore formazione per la polizia, per i datori di lavoro, per le autorità sanitarie e per i servizi di sostegno alle vittime di violenza. Ai gestori dei social network e ai provider internet viene chiesto di assistere le vittime di violenza telematica nelle denunce e di mettere in atto misure per prevenire tale violenza alla base. Si sottolinea come le campagne di sensibilizzazione sul problema debbano essere dirette sia agli uomini che alle donne. Infine, rileva la relazione, c’è bisogno di una raccolta di dati più sistematica sul fenomeno sia a livello europeo che paese per paese. (Maurizio Molinari)

Da redattoresociale.it

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