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Legge elettorale, profonde le modifiche da attuare al Senato

 

La legge elettorale approvata alla Camera dovrà essere profondamente modificata dal Senato. Tutti i tratti caratterizzanti il sistema che si vorrebbe introdurre appaiono, infatti, a rischio di  incostituzionalità e alcuni anche in contraddizione con le stesse finalità perseguite dai proponenti. Il premio continua ad essere abnorme, sicché l’introduzione di una soglia minima non esclude “l’alterazione profonda della rappresentanza democratica”, che – in base alla sentenza della Consulta – non può essere ammessa. Le liste permangono bloccate e la distribuzione pluricircoscrizionale dei seggi ai partiti non permette ai cittadini di concorrere alla scelta dei candidati, così come richiesto sempre dai giudici costituzionali. L’assenza di ogni misura di riequilibrio tra i sessi, disattende quanto prescritto dall’articolo 51 della Costituzione. La possibilità di candidarsi in più circoscrizioni aggrava l’indeterminatezza tra scelta dell’elettore e composizione della Camera. La previsione di una pluralità di soglie di accesso (4,5 per i partiti coalizzati, 8 per quelli non coalizzati, 12 per le coalizioni) incide sulla libera determinazione dei partiti e sull’eguaglianza tra competitori politici. La scelta di riformare solo il sistema per l’elezione della Camera dei Deputati, lasciando inalterato quello del Senato introduce una grave irrazionalità nel sistema complessivo. In tal caso le stesse finalità sottese alla riforma elettorale finirebbero per venir meno: alla governabilità assoluta e certa di un ramo del parlamento si andrebbe ad affiancare un organo composto in base a criteri che “assicurano” un diverso esito e una paralisi della governabilità perseguita. Ovviamente la pretesa di introdurre un sistema dimezzato e contraddittorio con l’auspicio di una futura modifica costituzionale relativa al Senato non ha alcun pregio costituzionale (né probabilmente politico, ma esclusivamente propagandistico).

Mi limito a segnalare quel che appaiono le criticità d’ordine costituzionale, tralasciando quelle politiche o culturali. Ritengo infatti che le regole della democrazia debbano scontare il fatto che un Parlamento possa approvare una “brutta ” legge, contro la quale si può – in alcuni casi si deve – lottare con le armi della critica e gli ordinari strumenti di opposizione. Quel che invece non può accettarsi è la disattenzione delle maggioranze nei confronti della superiore legalità costituzionale.

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